Dalla porta spalancata sul retro del locale erano uscite sei guardie del corpo, tutte vampiri, alte almeno due metri, seguite immediatamente da un losco figuro vestito in nero, pallido in volto, emaciato, dalla figura atletica e possente al tempo stesso: Trevor.
Aveva capelli nerissimi, tagliati corti sui lati della testa e lasciati lunghi per il resto, che gli ricadevano sulle spalle in un’onda tenebrosa, e un piercing lungo e puntuto che gli attraversava il setto del naso aquilino.
L’espressione degli occhi, marroni con scaglie rossastre, era quasi in ogni occasione torva, come se non fosse in grado di provare altro che astio, odio oppure rabbia. Quando ti fissava, con quello sguardo feroce, era come se ti aprisse un buco nell’anima.
Mentre l’uscio tornava cigolando a richiudersi, una figuretta esile era sbucata fuori all’ultimo istante, passando per un soffio dal piccolo varco rimasto, trotterellando immediatamente al suo fianco.
Pur non riuscendo a vedere bene quanto loro nel buio, avevo riconosciuto dai movimenti vagamente effeminati, nonché dal colore biondissimo dei capelli, che contrastava in maniera netta quello corvino dell’altro vampiro, Jesse.
Visti uno affianco all’altro, non potevano sembrare più diversi: Trevor, con il suo metro e novanta di statura, poteva facilmente mischiarsi con le bodyguard che gli stavano attorno, mentre Jesse, che arrivava sì e no al metro e settanta, appariva quasi come un bambino o una ragazzina, al confronto degli altri.
Quello era il mio momento: potevo ancora scegliere se fuggire e rinunciare al mio folle piano, o se darvi atto, rischiando seriamente di farmi staccare la testa.
Il pensiero di Carter, con quel suo ghigno irritante, mi aveva dato la determinazione sufficiente a rischiare la seconda opzione.
Doveva pagare per ciò che aveva fatto a mio fratello.
Prendendo un grosso respiro, mi ero dunque avvicinato, pregando che i colossi vicino ai due non mi atterrassero prima che potessi aprire bocca.
Avevo sì e no fatto un metro, che Jesse aveva avvertito la mia presenza nell’aria, e aveva guardato in giro agitato, come se avesse fiutato un incendio.
Si era aggrappato a Trevor, mormorandogli qualcosa nell’orecchio, e quello aveva rivolto attorno il suo sguardo truce, più potente di quello del vampiro più basso, cercando di scovarmi.
Gli avevo risparmiato la fatica chiamandolo.
- Sono qui, Trevor.- gli avevo detto, entrando nel fascio di luce rossastra proiettata dal neon che sovrastava la porta, rinunciando al mio nascondiglio.
Era il momento: o mi avrebbe ascoltato, o mi avrebbe sicuramente ucciso.
Jesse, alla mia comparsa, aveva cominciato a sibilare come un cobra impazzito, ritraendosi all’istante nello spazio che c’era fra Trevor e l’uscio, mentre le sei guardie si erano risvegliate ed erano scattate immediatamente in avanti per prendermi.
Avevo alzato le mani sopra la testa guardando il vampiro alto e nero dritto negli occhi : sembrava l’unico del gruppo ad aver mantenuto calma e compostezza, e se ne stava piantato saldo nella sua posizione a fissarmi indietro.
Avevo già almeno un paio di mani al collo, quando dalla sua bocca era partito l’ordine:
-Fermi!-
I sei armadi si erano bloccati interdetti, tentennando incerti un paio di secondi, prima di lasciarmi andare.
Jesse era sbucato dalla sua tana improvvisata soffiando, seccato che il suo “fidanzato” non avesse comandato di sbriciolarmi le ossa.
Aveva aperto la bocca per parlare, ma era bastata un’occhiata trasversale del suo amante per metterlo a tacere.
-Dimmi perché non dovrei ucciderti subito.- aveva detto Trevor, rivolgendosi a me.
Il suo volto era come il marmo: inespressivo e duro al tempo stesso.
Mi ci era voluto un momento per raccogliere le idee, in modo da potergliele esporre senza farle sembrare ridicole : Carter era un fastidio per il potere accumulato da Trevor, era vero, ma se si fosse venuto a sapere del nostro piccolo patto, nel mondo dei nightcreepers, per lui sarebbe stata la fine.
I vampiri non trattano con gli uomini, tanto meno con quelli assassini della loro specie, per loro siamo solo cibo e basta.
Certo, l’interesse di Carter nei miei confronti era curioso…Ma non era il luogo adatto per pensarci.
-Perché ho un’offerta da farti.- avevo risposto asciutto, umettandomi la labbra e rendendomi conto che erano aride come il deserto.
-A meno che non sia la tua testa su un piatto d’argento, puoi anche andartene.- aveva grugnito, voltandomi le spalle per andarsene.
Dovevo giocare subito la mia carta, o non avrei mai saputo del nascondiglio di Carter. E io VOLEVO assolutamente scovarlo.
-Nemmeno se riguardasse Carter?-avevo gridato, scandendo ogni parola con cura per essere sicuro che mi sentisse, nonostante i suoi poteri.
Sul momento, Trevor non si era affatto fermato, continuando per la sua strada, ma Jesse, che una volta tanto mi era tornato utile, lo aveva preso per un braccio, tendendo con curiosità le orecchie.
Avevo visto giusto : non correva evidentemente buon sangue –letteralmente- fra i tre.
Il vampiro moro si era allora bloccato, sbuffando sonoramente, tornando a girarsi nella mia direzione.
-Non me ne frega niente di quel piccolo stronzo!- aveva commentato, abbassando con eloquenza le palpebre, tuttavia era chiaro che mentiva.
-Balle, Trevor! Lo so che Carter ti infastidisce, anche se non ne conosco esattamente il motivo…-
A dire il vero, forse una ragione riuscivo a vederla : il vampiro dai capelli color lattina aveva un carattere che poteva diventare un gran bel problema per chiunque, se solo si fosse messo in testa di voler fare il capo.
Forse era per questo che molti dei nightcreepers lo guardavano con astio o sospetto : non era tipo da stringere facilmente amicizie…
Ad ogni modo, il tono che avevo usato verso Trevor era stato un po’troppo deciso, infatti ora mi stava fissando con la morte nelle iridi sanguigne.
-Non sei il primo,comunque…Anche io lo sto cercando!- avevo tentato di rimediare, sperando che non mi spezzasse in due l’osso del collo.
Fortunatamente per me, l’alto vampiro quella sera pareva essere aperto alle trattative, difatti, alla mia ultima affermazione, aveva stretto le palpebre, interessato.
-E allora?- aveva domandato secco, tagliando corto.
Ecco la mia occasione. -Allora posso aiutarti a toglierlo di mezzo.- avevo annunciato, sperando che non mi scoppiasse a ridere in faccia.     [ Vai a pagina: 2 » ]

di Elettra