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Dovevo parlare con Trevor.
Questo era quello che mi aveva detto di fare Raglan, eppure non era certo uno scherzo.
L’idea di avere un altro incontro con lui non mi allettava minimamente, e non tanto perché sapevo che Trevor era uno dei vampiri più temuti e rispettati, quanto perché avevamo un conto aperto da saldare.
Durante i miei primi passi nel mondo dei vampiri, avevo osservato con grande attenzione e presto imparato chi fosse davvero importante nella scala gerarchica e chi invece si trovasse nei recessi più bui di essa, ignorato e disprezzato da tutti gli altri. Un nome riecheggiava spesso sulle bocche di tanti, il nome di Trevor, che pareva essere, come avevo avuto modo di scoprire in seguito, un pusher, che procurava vittime “speciali” a clienti piuttosto facoltosi.
Il suo mestiere nel mondo sotterraneo consisteva nel rapire o, più semplicemente, nel ghermire, umani che si trovavano molto in vista, oppure, come accadeva altrettanto spesso, bambini, ragazzini e giovani donne, talvolta anche incinte, il tutto per vampiri anziani che in vita erano stati molto ricchi e adesso erano disposti a spendere fior di quattrini per bere un sangue di tipo diverso, che avesse qualcosa in più, un sapore più ricco e proibito che potesse eccitarli, visto che, per la maggior parte del tempo che trascorreva, si annoiavano e giacevano inerti nella loro indolenza.
I nightcreepers come Trevor erano i peggiori con cui si potesse trattare, per questo motivo era stato il primo a finire nella mia lista nera di parassiti da eliminare.
Nonostante la mia decisione, però, la questione non era così semplice : Trevor era uno spacciatore molto richiesto, ma, allo stesso tempo, molto odiato e invidiato, persino dai suoi stessi clienti, dato che investiva la maggior parte dei suoi guadagni in ville e locali di lusso (possedeva persino una discoteca enorme nel centro della città, il Kryon, da dove estendeva i suoi lunghi artigli sul resto del territorio urbano) e dato che inoltre i nightcreepers in generale detestavano sentirsi dominati: di conseguenza girava spesso con guardie del corpo –sovrannaturali quanto lui, tutte provenienti dai bassifondi- che lo proteggevano e curavano ogni suo minimo bisogno.
Arrivare a Trevor sarebbe stato come lanciare una dichiarazione di guerra : odio a parte, i nightcreepers avevano bisogno di lui, se avessi osato anche solo sfiorarlo con un dito, mi sarei ritrovato morto in meno di un secondo.
Non potevo quindi colpirlo direttamente, ma passare per vie traverse, anche se questa mia scelta si era poi rivelata un grossissimo errore; avevo deciso, dopo averlo pedinato e studiato a lungo, di centrarlo in quello che mi sembrava il suo unico punto debole : il sesso.
I suoi gusti sessuali erano molto dubbi : dormiva senza problemi sia con uomini che con donne, quindi con ogni probabilità era bisessuale, anche se sembrava preferire i ragazzi giovani alle donne mature. La sua ultima conquista era un novizio chiamato Jesse, di cui si conosceva solo il nome e l’età della sua morte, 17 anni.
Pochi lo avevano visto in volto, tuttavia la sua bellezza particolare era decantata dai pochi fortunati che avevano avuto l’occasione di guardarlo. Sembrava che Trevor ne fosse particolarmente geloso, e ciò era molto strano da parte sua, dato che generalmente si comportava come se fosse stato fatto di ghiaccio.
Questo suo improvviso debole per il ragazzino, anche se poteva essere solo di natura fisica, mi aveva spinto a credere che fosse il tasto giusto sul quale premere.
Come mi ero sbagliato!
Non avevo minimamente intuito che tipo di legame corresse fra Jesse e Trevor : non era semplice sesso, come sembrava a tutti dall’esterno, ma un qualcosa di molto più complesso e pericoloso.
Jesse era un novizio, quindi aveva bisogno di un uomo potente che lo proteggesse, mentre Trevor adorava essere circondato dalla bellezza, tuttavia il loro rapporto non si fermava qui, me ne ero accorto solo dopo aver attaccato il giovane per ucciderlo.
Pur avendolo colto di sorpresa, una volta che si era allontanato dal suo amante, era lo stesso riuscito a respingermi, lanciandosi nel vuoto attraverso una finestra per sfuggirmi e ferendosi gravemente al volto : essendo un novizio, il suo potere curatore non era forte tanto quanto quello dei più anziani, di conseguenza avrebbe portato le cicatrici testimoni del mio attacco sul viso per un bel po’ di tempo.
Questo aveva fatto infuriare a morte Trevor, spingendolo a considerarmi molto più di una semplice seccatura : da quel momento ero entrato a far parte dei suoi nemici personali e avevo dovuto imparare a guardarmi da lui e dai suoi scagnozzi.
Il fatto che lui e Jesse conoscessero il nascondiglio di Carter mi lasciava comunque perplesso : i due nightcreepers non vedevano Carter di buon occhio tanto quanto me, lo consideravano una potenziale minaccia al loro potere, anche se il bastardo dai capelli argentati pareva avere ben altri interessi per la testa, che invischiarsi in una lotta per la conquista del mercato.
Forse Trevor lo aveva fatto pedinare come misura precauzionale, oppure stava progettando come ucciderlo e levarselo di torno prima che potesse combinargli qualche guaio serio.
In quest’ultimo caso, mi ero reso conto, sarei riuscito a strappargli l’informazione che mi serviva, offrendogli i miei servizi contro Carter… Ammesso che fossi riuscito ad arrivare a parlargli tutto intero e ancora vivo…Non che avessi molta scelta, del resto : se avessi continuato ad attendere, il bastardo argenteo sarebbe sicuramente venuto a cercarmi, e non ero del tutto sicuro di poterlo battere in uno scontro aperto… Carter era tra i più insidiosi, quindi da non sottovalutare.
Avevo passato qualche notte vagando, riflettendo, infine mi ero deciso e avevo optato per quella che mi pareva la soluzione migliore, anche se era la più rischiosa.
Mi ero dunque messo alla ricerca di Trevor.
Non era stato affatto difficile trovarlo : tutte le notti visitava il Kryon, dove veniva regolarmente contattato da alcuni suoi clienti, dunque mi era bastato appostarmi all’ingresso di servizio, dove era abituato ad uscire per evitare incontri spiacevoli, ed attenderlo pazientemente.
Il tempo aveva incominciato a mutare : il freddo era molto più pungente nelle ore tarde e presto sarebbe certamente arrivata anche la neve. Ricordi di mio fratello Noel, che la adorava tanto da bambino, mi erano rimbalzati alla mente, portando con loro un immenso dolore.
- E’ ancora troppo presto.- aveva detto all’improvviso una voce, riscuotendomi dai miei pensieri.
Avevo alzato lo sguardo : proveniva da un punto indefinito e nascosto del tetto del locale.
Un brivido gelato mi aveva improvvisamente investito, mentre mi ricordavo di come Carter avesse l’abitudine di pedinarmi in ogni mio spostamento… Forse si era accorto delle mie intenzioni e aveva deciso di giocare d’anticipo uccidendomi sul colpo? Difficile dirlo…
- Carter?- avevo chiamato nel buio, con un vago tremore nella voce.
- E’ una pessima idea, la tua, Reiko. Lo sai che stai giocando con il fuoco, non è vero?- aveva ribattuto la persona sul tetto, mostrandosi alla luce bluastra dell’insegna.
Era davvero lui.
Avevo istantaneamente fatto un verso, girando di scatto la testa da un lato.
- Ti diverti ancora a seguirmi…- avevo sottolineato, con rabbia -… E anche a leggermi nel pensiero, da quel che vedo…-
- Non che ci sia molto da guardare… Tutti quei pensieri noiosi e ripetitivi su tuo fratello… Che razza di masochista che sei, Reiko! Anche se, ultimamente, ho percepito un qualcosa di nuovo, nella tua mente…- aveva sorriso con scherno, sguainando i canini, di cui andava evidentemente molto fiero.
- L’hai detto tu, che dovevo cercarti…- gli avevo ribattuto, unendomi al suo ghigno, relegando il mio terrore in un recesso della testa.
- Hai scelto il metodo peggiore.- mi aveva annunciato il vampiro, che pareva essere sempre più divertito.
Un nodo mi aveva stretto lo stomaco, mentre ammettevo seccato fra me e me che aveva effettivamente ragione.
- Sì? Beh, non che avessi grandi alternative…- avevo comunque detto con noncuranza, guardandomi distrattamente le scarpe.
Il vampiro dai capelli color lattina mi aveva fissato, quasi sorpreso, in silenzio.
- Guarda che non sto scherzando. E’ meglio per te che tu gli stia alla larga…- aveva corrucciato la fronte.
- Cos’è, ti preoccupi per me, adesso? Hai paura che si beva tutto il mio sangue al posto tuo?- lo avevo aggredito, seccato dal suo comportamento saccente e borioso.
Carter aveva ridacchiato, aprendo la bocca per lanciarmi certamente una delle sue battutine taglienti, ma si era bloccato ancora prima di cominciare, restando fermo a mezz’aria con un’espressione stranamente allarmata su tutta la faccia.
Stava sicuramente avvertendo una presenza, la presenza di un altro non-morto, e, a giudicare dalla sua reazione, doveva trattarsi di…
- Trevor. Sta arrivando. – aveva ansimato, una volta tanto nervoso.
Per poco non ero scoppiato, malgrado la situazione affatto piacevole, in una violenta risata : non lo avevo mai visto così preoccupato, prima di allora.
D’improvviso, aveva voltato i suoi pozzi neri verso di me, trapassandomi e lasciandomi una volta di più raggelato dalla loro profondità .
- Vattene, Reiko. Dico sul serio. – mi aveva intimato, facendo risuonare la frase più come un ordine che come un avvertimento.
- Fottiti, Carter!- avevo ribattuto, fingendo con cura lo sprezzo del pericolo.
Quello mi aveva lanciato un’ultima occhiata intimidatoria, che mi aveva letteralmente trivellato gli intestini, dopodiché si era alzato dalla sua posizione prona e si era volatilizzato nel nulla, lasciandomi solo in preda ai miei dubbi di fronte alla porta sul retro del locale che si apriva.
di Elettra
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