Non ci potevo credere.
Carter, era Carter, il vampiro appostato sul tetto!
Lo avevo cercato così a lungo, con così tanta disperazione, e ora, che finalmente lo avevo trovato, mi sentivo completamente inerme e paralizzato.
- Reiko!- aveva esclamato, sorridendo contento, mentre saltava agile come un gatto dal tetto e atterrava con grande stile a pochi passi da me, nel vicolo.
- C-Car…Ter- ero riuscito a balbettare, come un misero infante.
- Bravo!- mi aveva schernito, andando a raccogliere gli occhiali da sole che erano appartenuti alla nightcreeper che avevo appena eliminato.
Li aveva osservati attentamente, poi, giudicandoli di suo piacimento, li aveva ripiegati e infilati nella tasca del suo lungo cappotto bianco-grigiastro, di modello piuttosto simile al mio.
- T-Tu…- avevo biascicato, cercando di esprimere il primo pensiero razionale che la mia mente era riuscita a formulare- T-Tu…Non hai mosso un dito…Eri là…Eri là, e non hai mosso un dito per aiutarla!-
- Non vedo perché avrei dovuto…Non la conoscevo nemmeno…- mi aveva risposto, alzando con noncuranza le spalle, guardandosi attorno nella viuzza.
A quel punto, aveva nuovamente focalizzato la sua attenzione su di me, studiandomi dalla testa ai piedi.
- Allora sei TU la causa dei nostri guai, di cui ho tanto sentito parlare…Già…- mi aveva squadrato, annuendo, ragionando con se stesso.
Si era avvicinato di un paio di passi, fiutando intensamente l’aria, mentre io, istintivamente, mi ritiravo verso il muro sinistro della piccola strada.
- Sangue orientale…Sì…- aveva mormorato, girandomi attorno, studiandomi -…Uno dei migliori.- aveva quindi sogghignato, umettandosi famelico le labbra, con languore.
- Peccato che lo sia solo per metà…- ero riuscito a ribattere, irritandomi però nel sentire quanto suonassero fioche e tremule le mie parole.
Avevo evitato di fissarlo perché in realtà non ci riuscivo assolutamente:aveva qualcosa di innaturale, era solo un’ottima imitazione dell’umano e lo si notava bene; era come uno di quei mostri dei film di fantascienza che prendono il corpo di un uomo per girare indisturbati in mezzo agli altri :ci somigliano tanto, eppure sembra che ci sia qualcosa che trabocchi fuori dalla loro pelle, dalla loro struttura.
- Hmmm…- aveva ridacchiato, compiaciuto -…Vedo che hai ritrovato la parola…Pochi riescono a metterti in soggezione, non è vero?-
Ero rimasto in silenzio, incerto su cosa rispondere.
Carter si era fatto più vicino, senza dare segno di temermi, e così ero stato costretto a vederlo in pieno viso: era esattamente come il vampiro delle foto che avevo trovato, a parte qualche piccolo particolare in più, come un piercing che gli sporgeva dal labbro inferiore che doveva risalire a quando era ancora un mortale, poiché le ferite, nei nightcreepers, si rimarginano istantaneamente.
- So che mi stavi cercando…Per uccidermi.- mi aveva sussurrato, assottigliando i grandi occhi scuri.
Erano inquietanti, due profondi specchi neri dagli strani riflessi luminosi…Eppure, al tempo stesso, erano così seri, penetranti…
A quel punto avevo smesso letteralmente di respirare, rendendomi conto di non essere per nulla pronto al confronto diretto e di essere totalmente disarmato:il mio unico paletto lo avevo utilizzato sulla vampira, poco prima, avrei fatto eventualmente in tempo a raccoglierlo? Forse no…
- Tranquillo, Reiko, non ho alcuna intenzione di farti del male…Per ora. – aveva detto Carter malizioso, leggendomi nel pensiero. Alcuni di loro, anche se in maniera superficiale, potevano farlo, e, a quanto pareva, Carter faceva parte di quel piccolo numero.
- Diciamo che mi hai, come dire…Incuriosito. Non sono molti gli umani che osano mettersi contro di noi…Sopravvivendo, intendo. – era scoppiato in una macabra risata.
Avevo sentito i peli della nuca rizzarsi, al suono cupo di quella brutta voce. Qualcosa dentro di me si era rotto, mentre mi ero reso improvvisamente conto che quel rumore infernale era stata probabilmente l’ultima cosa che aveva sentito mio fratello.
- Ascolta, bastardo maledetto- gli avevo sibilato, trovando dentro di me odio sufficiente per dar la forza necessaria a quell’offesa – Hai ucciso mio fratello. Lo hai…Prosciugato e poi mi hai riso in faccia. Se ti incuriosisco adesso, aspetta di vedermi quando ti pianterò un bel palo su per il culo…- mi ero piazzato a pochi centimetri dalla sua faccia, incurante del fatto che avrebbe anche potuto staccarmi la testa dal resto del tronco con uno schiocco delle dita sottili che aveva.
…Proprio come aveva fatto con Noel.
Nonostante il mio exploit inferocito, però, Carter il vampiro non aveva battuto ciglio, restando immobile a fissarmi, con un’espressione indecifrabile nelle pupille.
Difficile dire cosa stesse davvero pensando.
- Dunque mi vuoi morto per vendicare il tuo fratellino…- aveva constatato, senza distogliere per un solo momento lo sguardo dal mio.
- Bravo! Vedo che sei sveglio…- lo avevo canzonato, a mia volta.
- E saresti anche disposto a MORIRE, per questo?- mi aveva chiesto, con fare provocatorio -…Lo SO che sei disarmato, Reiko…Non mi ci vorrebbe nulla a distruggerti…-
Per un attimo avevo esitato, rendendomi conto di aver precipitato troppo le cose:preso dall’ira del momento, avevo del tutto rimosso di essere disarmato, alla mercè di quello spietato assassino.
- Ma non lo farò- aveva concluso, tirandosi di un paio di metri indietro, dandomi le spalle.
- Perché no?- gli avevo domandato, confuso.
- Sarebbe troppo facile, farlo adesso…Mi toglierei il divertimento…-
- Di che cosa?- avevo intuito che c’era dell’altro, altrimenti non si sarebbe certo preso il disturbo di venire a parlarmi.
- Sono un uomo orgoglioso, Reiko…O, meglio, lo ERO…Non sarò io a rubarti il sangue…Sarai TU ad offrirmelo, un giorno.-
Ero sconvolto. Quell’affermazione mi aveva lasciato senza parole.
- C…Come? Perché dici questo?- ero riuscito a mormorare, infine.
- Ti ho osservato, mentre tu ti credevi al sicuro. Da tre mesi, se vuoi saperlo. Mi piacciono la tua rabbia, il tuo dolore…Ci rendono simili. Inoltre, la vita da vampiro è terribilmente noiosa…Molto più di quella di un umano…E lunga, terribilmente lunga. Sei stato un buon diversivo, e voglio che continui ad esserlo.-
Il mio timore dunque era vero. In tutte quelle lunghe notti di caccia lui mi aveva seguito, lo aveva sempre fatto, e io, pur nascondendomi per dormire e guardandomi continuamente le spalle, non me n’ero mai accorto.
- Perché dovrei venire a darti il mio sangue? Non lo farei mai, piuttosto mi taglierei le vene!- gli avevo detto con disprezzo, sputando velenoso l’ultima parte della frase.
- Lo farai, credimi…L’immortalità è una tentazione troppo grande, Reiko…E tu ti senti SOLO…Proprio come lo sono io.- aveva detto sicuro, anche se con mestizia.
SOLO…Mi aveva colpito quella parola. Davvero ero solo? In effetti, dalla morte di Noel, le cose erano così tanto cambiate…Non avevo più nessuno con cui parlare, chi mai avrebbe creduto all’esistenza dei vampiri? Senza contare che non volevo che le altre persone che amavo fossero messe in pericolo.
- E se anche fosse? Per questo dovrei abbassarmi a chiedere il tuo aiuto? A TE, che non hai esitato a spezzare mio fratello in due! Cosa mi dice che non farei anch’io la stessa fine, eh?- gli avevo detto, sprezzante.
Carter aveva riso, sembrando sinceramente divertito.
- Adesso non puoi capire Reiko, è ancora troppo presto…Ma vedrai, com’è la solitudine...Vedrai…Dalle solo un altro po’ di tempo…Non reggerai MAI. –
- Vattene al diavolo!- gli avevo urlato, seccato dalla sua presunzione –Prima o poi riuscirò a scovare dove ti nascondi…E allora avrai quel che ti meriti!-
- Non sto nella pelle!- aveva sghignazzato il nightcreeper di gusto – Quando accadrà, accenderò mille candele, per l’occasione!- era indietreggiato ulteriormente verso l’altro capo del muro, preparandosi ad uscire di scena.
- Ora devo andare, il mio pasto mi reclama! Continua a cercarmi, Reiko…Vedi di scovarmi presto…Muoio dalla voglia di deliziarmi col tuo sangue!- aveva annunciato, sempre con quel fare snervante, arrampicandosi silenzioso come una vipera lungo la parete grigiastra del caseggiato ad una velocità impressionante.
In un batter d’occhio aveva raggiunto il tetto, e, con un’ultima occhiata irridente, si era dileguato nel nulla.
- Ridi pure, maledetto!- gli avevo gridato dietro, sperando che mi sentisse. –Non lo avrai mai il mio sangue, hai capito? MAI! Ti ucciderò, bastardo!-
Ero rimasto fermo nel buio e nel silenzio, con l’eco di quelle ultime frasi che mi rimbombava alto nel cervello.

di Elettra