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Esistono due luoghi in Italia dove si è verificato un caso singolare di mummificazione naturale: ad Urbania vicino Pesaro ed a Venzone vicino ad Udine.
Presso la Chiesa dei Morti, già Cappella Cola fino al 1836; furono esposti, dal 1833, dietro l’altare 18 corpi già perfettamente mummificati estratti dai sepolcri vicini, a seguito dell’istituzione dei cimiteri extraurbani per effetto dell’editto napoleonico di Saint-Cloud del 1804.
Alla sistemazione dei corpi provvide la Confraternita della Buona Morte, fondata a Casteldurante nel 1567, sotto la protezione di San Giovanni Decollato.
La più celebre di queste mummie è quella di una giovane donna che presenta un taglio cesareo, una grande ferita da arma da taglio sull'addome, con il feto ancora all'interno perfettamente visibile e riconoscibile e che presenta chiari segni di mongolismo.
A Venzone presso la cappella di San Michele si trovavano i corpi di 22 persone perfettamente mummificate, il più famoso fra loro era detto del "Gobbo", la peculiarità di questa mummia è il pene di dimensioni abnormi.
Molte di queste mummie si sono conservate perfettamente e dagli esami effettuati, molte hanno tutti gli organi perfettamente riconoscibili: il cervello, il ventricolo, l'esofago, il tubo intestinale, la vescica ecc., sono solo raggrinziti ed essiccati.
Dopo vari studi, nel 1829 un certo Marcolini, naturalista dell’800 e medico nella città di Udine, eseguì un’autopsia su un cadavere, si è scoperto che il naturale processo di mummificazione a Venzone è stato opera sia della composizione del sottosuolo, particolarmente ricco di solfati di calcio, unitamente alla presenza di una muffa parassitaria antibiotica.
Fu poi il direttore del giardino botanico di Trieste, Biasoletto, a dare un nome a quel batterio: hypha bombicina pers.
Si tratta di un fungo subrotondo, estremamente molle che si dissolve al tatto.
Questa muffa getta sul corpo le sue radichette nello spessore della pelle, succhia gli umori del cadavere, essendo dotata di grande capacità idrovora, causa il rapido incartapecorirsi dei tessuti di cui si nutre permettendo così ai solidi di essiccarsi, stringersi, farsi leggeri, facendo diventare la pelle pergamenacea.
Un fenomeno, quindi, naturale, che nel corso dei secoli ha interessato parecchi dei corpi sepolti nei due siti sopracitati.
Tra il 1825 ed il 1891 furono estratte quasi quaranta mummie, alcune delle quali furono portate fuori Venzone: al Gabinetto universitario di Padova, al Museo di Vienna, nella chiesa degli Invalidi di Parigi ecc.
Ultimamente nel battistero erano esposte 21 mummie tra cui quella di un venzonese morto nel 1881.
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