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Oggi l'imbalsamazione è destinata soprattutto alla preservazione di animali morti.
Adottata in modo da mantenere l’aspetto che avevano da vivi, per preservare nel tempo l’integrità dell’aspetto di un animale bloccandone i processi di decadimento e di decomposizione.
L'imbalsamazione è praticata a scopo dimostrativo o di studio, prevalentemente per gli interessi degli studiosi della fauna, degli amanti degli animali o dei cacciatori.
In questo contesto essa viene anche detta tassidermia (dal greco: "mettere in ordine" aggiunto al termine "la pelle"), in quanto lo scopo è soprattutto quello di conservare pellicce o piumaggio dell'animale morto.
Nel campo delle scienze naturali la tecnica della tassidermia – o imbalsamazione – è largamente utilizzata al fine di permettere l’esposizione di animali in musei, scuole ed istituti di studio e ricerca.
E’ noto che nel mondo dei cacciatori la tassidermia è sistema finalizzato alla conservazione a scopo dimostrativo e di conservazione degli esemplari, o parti di essi, più belli ed importanti; trofei di caccia o animali ornamentali, ad esempio i fenicotteri, che furono di gran moda in Italia negli anni trenta, impagliati o proprio imbalsamati.
Non mancano comunque ancor oggi applicazioni per la conservazione di cadaveri umani.
Ad esempio, nella laica Unione Sovietica la salma di Lenin è stata imbalsamata.
La moderna imbalsamazione si giova della scoperta della formaldeide, ad opera del chimico August Wilhelm von Hofman (1867).
I tassidermisti seguono normative diverse a seconda degli stati in cui operano, l'imbalsamazione, umana o animale, è vietata da talune legislazioni anche occidentali, come nel caso dell'Olanda.
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