|
|
Ogni anno il due di novembre si celebra la commemorazione dei defunti ed in questa occasione milioni di crisantemi vanno ad adornare le tombe dei cari estinti.
Per quale ragione questo fiore, tanto bello, è diventato il simbolo - prevalentemente nella tradizione italo/europea - del giorno dei morti?- qual'è stata la sua "storia"?
La prima delle risposte, probabilmente la più ovvia, è proprio la sua fioritura che avviene nel periodo tardo autunnale ed invernale, altra importante concausa la sua resistenza al clima rigido.
Nei tempi passati non si portavano ai defunti, nei cimiteri, fiori particolarmente ricercati - comunque non a disposizione del popolo - ma bensì i più comuni, essi dovevano essere semplicemente la testimonianza di un pensiero per l'estinto.
Alla luce di questo i fiori più comuni i primi di novembre sono proprio: margherite e crisantemi.
Il crisantemo è un fiore del genere Chrysanthemum che conta decine di specie di piante erbacee, generalmente perenni, originarie dell'Asia e dell'Europa.
Nome che deriva dal greco e significa "fiore d'oro", viene coltivato già cinquecento anni prima di Cristo in Cina.
Arrivando in Europa verso il 1800, questo superbo fiore perde il suo carattere solare e diventa, nel linguaggio botanico, il simbolo del dubbio e dell'attesa.
Appartengono a questo genere anche molte specie di margherite e di astri, ed in genere gran parte delle erbacee che producono fiori piatti, con molti petali colorati e centro dorato.
I fiori che vengono comunemente chiamati Crisantemi nascono dall'incrocio tra due specie originarie dell'Asia: c. Moriifolium e C. indicum; nel corso degli anni dall'incrocio di queste specie selvatiche, e delle varietà da esse derivate, si sono ottenute decine di varietà di crisantemo, anche talune con fiori di forma particolare; ad esempio citiamo i Crisantemi pompon, che hanno infiorescenze sferiche, con disco centrale quasi assente, e i Crisantemi spider, con petali laterali molto allungati e disordinati.
Col tempo inizia a rappresentare il coraggio e viene regalato, come segno di solidarietà, a chi è colpito da una grave disgrazia.
Se per gli indù il crisantemo significa "amore oltre la morte", quindi immortalità e nuova vita piena di gioia, nella nostra civiltà diventa infine il fiore del dolore, della tristezza e della morte.
Portato sulle tombe, in modo particolare per il giorno dei morti, finisce per testimoniare l'amore per i vivi verso chi non è più fisicamente presente.
La tradizione e l'uso che per anni, decenni, si è fatto di questo fiore lo ha reso inviso a molti, che, se in occasione di una visita si vedessero l'invitato presentarsi, con un bel mazzo di crisantemi, passerebbero all'istante dalla felicità agli scongiuri.
Questa "funerea" fama, fortunatamente, non è "universalmente" riconosciuta, anzi, da oltre duemila anni i popoli dell’Estremo Oriente, come si è detto, coltivano il crisantemo: simbolo di amore e di verità.
Lo si trova istoriato sul trono dell’Imperatore del Giappone ed anche raffigurato nell’arte cinese sia nelle suppellettili, che vestiti dei nobili.
Un fiore, che era ritenuto talmente che solo la nobiltà cinese aveva il diritto di coltivarlo.
Quando il crisantemo giunge in Giappone verso il 1300, grazie alla sua forma a raggio, viene associato al sole.
Per il suo temperamento fiero, incurante del gelo e trionfante in autunno, diventa il simbolo delle virtù dell'imperatore: i crisantemi venivano dunque fatti crescere solo nei giardini imperiali. Nessuno poteva coltivarlo, pena la morte.
In Marocco i crisantemi sono portati in dono alle feste e nei matrimoni.
Insomma forse è ora di rivalutare questo splendido fiore, che fra l'altro ha una durata di molti giorni anche se reciso.
|
|
|
|