Orbite quote che fissano il vuote o forse soltanto l'eternità, qualcosa che noi non riusciamo a vedere ma che ci terrorizza ed attrae al contempo.
Teschi ed ossa, poveri resti fisici a memoria di una vita, di una serie di emozioni provate, sentimenti, gioie e dolori, unici testimoni di quanto lascia del suo passaggio su questa terra l'essere umano.
Polvere alla polvere: questo noi oggi siamo che ieri come voi fummo; questo che siamo voi sarete. Lo scheletro ed i teschi sono usati da sempre quale simbolo della morte nel suo macabro orrore, ma non sempre tali simboli colpiscono per la loro orrenda tragedia.
A Roma nella lussuosa e celebre via Veneto si può visitare la cripta dei cappuccini presso la chiesa di Santa Maria della Concezione.
Qui in questi sotterranei sono state composte in opere d'arte le ossa ed i teschi di circa 4.000 frati morti fra il seicento e l'ottocento.
Si potrebbe ritenere di trovarsi davanti al vertice del macabro ma, tale opera non suscita orrore, ribrezzo o raccapriccio ma soltanto pace.
Fra gli ingegnosi decori religiosi eseguiti interamente con vertebre, costole, tibie, ecc si comprende, forse, che non soltanto dopo la morte nulla ci appartiene ma anche che le ossa riescano a trattenere parte di noi trasmettendo forse un poco delle nostre emozioni ai posteri.
Almeno questa è la sensazione che si ha entrando ed osservando le diverse nicchie coperte di resti umani.
Che qualcosa questi poveri resti, ora opera d'arte, possano ancora trasmetterci della loro esperienza e vita.