Ad un funerale i parenti stretti del defunto vestono in nero ma, il colore nero, non è tradizione universalmente seguita, vi è anche il bianco e nel passato anche il colore rosso fu abbinato alla morte.
Fin dagli albori della razza umana si è visto quanto fosse forte il legame che veniva attribuito al sangue in relazione alla vita.
Il colore rosso del sangue veniva surrogato dall'uso dell'ocra rossa, in molte sepolture primitive infatti i corpi erano decorati con pitture rosse.
I poteri vitali supposti all'ocra rossa venivano intesi anche per favorire la "rinascita" è stata rinvenuta infatti una sepoltura nei dintorni di Mentone (Francia) nella quale le cavità nasali ed orale vi era dell'ocra rossa per favorire nuovamente il respiro.
Ocra rossa liquida o in polvere è stata trovata anche a "ricoprire" e suggellare sepolture dell'età della pietra.
Alcune civiltà hanno, e tuttora usano, bare di colore rosso.
La stessa sepoltura di S. Pietro, primo sommo pontefice della chiesa cristiana, fu eseguita avvolgendo il corpo in un sudario di tela color porpora.
Sempre un drappo di colore rosso fu usato nelle successive tumulazioni dei resti nelle cripte vaticane.
Non dobbiamo neppure dimenticare che fin dalle prime opere di iconografia del Cristo crocefisso egli indossava una tunica color sangue.
Nelle popolazioni orientali: buddiste o giapponesi shintoiste ma anche africane come i bantù è il bianco il colore della morte.
Per i giapponesi il colore della purezza e dello spirito: dei kami (anime) che devono raggiungere la nuova vita.
Chi si prepara al seppuku (suicidio rituale) segue un rigido rito che esige un abito, kimono, bianco ed una lama rituale.
Se i "colori" della morte sono differenti lo sono anche le loro implicazioni mentali e sociali. Il rosso rappresenta il legame con la vita, con il sangue che ne era la "prova" fisica e quindi veniva iconizzato per nutrire la speranza di una rinascita o per contrassegnare il luogo di una sepoltura.
Il bianco quale emblema di purezza e spiritualità ma, anche, di avvertimento contro spiriti di defunti che dovevano essere evitati dai viventi.
Il nero rappresenta la perdita: l'assenza di "colore" e di vitalità, di ostracismo.
Durante il periodo di lutto i parenti del defunto dovevano vivere segregati in una sorta di espiazione del dolore.
Il nero era visto come una sorta di negatività alla vita, all'allegria e quindi veniva indossato come simbolo di impurità.
Successivamente al periodo "prescritto" durante il quale i congiunti erano spinti a rituali di purificazione, questo stato di negatività poteva cessare.
La vita riprendeva il proprio corso ed i propri colori.