Tale procedura è "figlia" direttamente delle mummie faraoniche, che da sempre affascinano per il loro perfetto stato di conservazione e, possiamo supporre, i resti umani di Pompei ed Ercolano.
Secondo la procedura inventata da Paolo Gorini il procedimento di pietrificazione può essere descritto come segue:
Si doveno scegliere e dosare le sostanze più idonee ed adeguate al corpo da pietrificare.
Queste sostanze andavano testate su una parte del cadavere, superato il test si procedeva con l'applicazione sull'intero corpo.
Si immergeva la salma, per diversi giorni, in un liquido contentenete i sali per la pietrificazione, in modo che i tessuti me venissero impregnati espellendo i liquidi organici.
I corpi trattati in questo modo non presentavano il classico rigor mortis, ma rimanevano flessibili per parecchi mesi, quindi perfettamente sezionabili per motivi scientifici.
Se il cadavere doveva essere pietrificato in modo completo esso doveva essere essicato, ma questo dopo aver chimicamente ridotto il volume della massa corporale, con l'estrazione di tutti i fluidi.
Gorini non fu l'unico a studiare il processo di pietrificazione prima di lui, che visse dal 1792 al 1836 fu Girolamo Segato, di cui abbiamo alcuni esemplari pietrificati di corpi ma di cui ignoriamo la procedura.
Sulla sua tomba si legge: "Qui giace disfatto Girolamo Segato da Belluno che vedrebbesi intero pietrificato se l’arte sua non periva con lui"