Citando il prof. Francesco Orioli che nel 1826 stampò a Bologna un discorso Intorno l'epigrafi italiane e l'arte di comporle si può dire che le iscrizioni sono per consentimento de' dotti il più modesto genere di componimento retorico e sono contente le più volte di adornarsi soltanto della semplicità, della chiarezza, della brevità, della efficacia e di un certo tal quale numero che grato venga nell'orecchio, e vi porti una dolcezza, la quale si paia tutta naturale e spoglia d'arte.
Le iscrizioni si compongono generalmente di 2 parti, la Narrazione e la Clausula, ma in alcune è possibile trovare anche una terza parte detta Antefisso che tien luogo di esordio ed è una specie di formula invocatoria, o dedicatoria, ovvero l'intitolazione che ci fa avvertiti della natura del Monumento.
L'obiettivo principale di tutte le iscrizioni è, sempre citando il Prof. Orioli, dare avviso, con brevi o perspique parole l'alcuna cosa la quale chi scrive si propone di far conoscere a chi leggerà, in modo che ne resti memoria (Narrazione)…ma in far ciò si vuole talvolta muovere l'affetto in chi legge, e tal altra volta si vuole risvegliare considerazioni morali o filosofiche, o generare alcuna persuasione, o dare alcun brevissimo ammaestramento (Clausula).
Le parole del prof. Orioli che ho trovato nel libro "ESEMPI DI BELLO SCRIVERE IN PROSA" dell'Avv. Luigi Fornaciari, (settima edizione napoletana 1858) rendono benissimo l'idea dell'importanza dell'uso della lingua italiana nelle iscrizioni come forma d'arte; qui di seguito elencherò le epigrafi tratte dal libro citato e non mancherò di indicare le annotazioni che aiutino a comprendere bene queste brevissime opere.