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Intervista con Luigi Offeddu, giornalista autore del libro-inchiesta sulla catena di delitti in Lombardia
«Storie sottovalutate, troppi drammi senza risposta»
di PIER GIORGIO PINNA
Reportage dall’inferno. Le inchieste di un giornalista sardo e di un suo collega ligure aprono nuovi scenari sul più spaventoso dei noir nazionali: frammenti di realtà che superano il peggiore incubo.
Dèmoni e droga. Sesso estremo. Riti iniziatici. Canzoni maledette. Messe nere. E sangue. Tanto sangue: a volte usato solo come simbolo, più spesso sparso con ferocia. Da questo impasto sono nate le Bestie di Satana. Storia d’orrori venuta alla luce nel Nord Italia mesi fa e destinata a sviluppi più inquietanti di quelli già scoperti. Sette ragazzi di ventidue-ventiquattro anni, all’apparenza non diversi dai loro coetanei di Somma Lombardo, sono accusati di tre delitti da brivido e di aver spinto un compagno al suicidio. Restano nell’ombra i complici. E, tutt’attorno, altre otto morti misteriose. Molto misteriose. Un quadro d’ambiente dominato dal male che ora è al centro di un instantbook scritto da Luigi Offeddu del «Corriere della Sera» e Ferruccio Sansa di «Repubblica». Libro-inchiesta edito da Rizzoli (collana Bur). Accompagnato da un’introduzione dello psichiatra Vittorino Andreoli: un saggio illuminante perché nessuno dei satanisti è stato giudicato pazzo.
Metà barbaricino e metà sassarese, Offeddu ha studiato al liceo classico Azuni e cominciato a lavorare nei primi anni Settanta collaborando con la «Nuova Sardegna». Dall’isola ha fatto poi il corrispondente per «Il Giornale». Nel 1980 è stato chiamato a Milano da Montanelli, che ha quindi seguito alla «Voce». Per qualche tempo caporedattore di «Panorama» agli Esteri, dal ’97 è al «Corriere» come inviato. Nipote dell’accademico Luigi Piras (uno dei primi a vincere il parajo d’oro, una sorta di emblema della sassareseria) è al quarto libro. Ha già pubblicato «La sfida dell’acciaio», «Questa America» e «Storia del Male». Con questo instantbook - intitolato «I ragazzi di Satana» - ha sondato da operatore dell’informazione il fondo di un inimmaginabile buco nero, costellato di tragedie che superano il più duro dei racconti horror.
- Vicende, Offeddu, di cui s’è certamente parlato sulla stampa e in televisione, ma non tanto come forse ci si sarebbe potuti attendere. Per quali motivi?
«Esistono diverse spiegazioni. La prima è che siamo davvero di fronte a un caso-limite, sebbene solo a prima vista lontano da noi, dalle nostre famiglie. Di recente, ci sono stati - è vero - altri fattacci, come i delitti di Cogne e Novi Ligure. Crimini che hanno portato a scrivere, per mesi, pagine su pagine».
- Invece in questo caso...
«Non ci si è impegnati abbastanza. E ciò nonostante questo fatto possa essere considerato, semplicemente, il più allarmante accaduto in Italia dal dopoguerra. Più allarmante persino degli assassinii attribuiti al mostro di Firenze».
- Perché?
«Lì almeno c’era un movente: il sesso, un piacere sadico... Qui no. Non c’è una causa scatenante palpabile, comprensibile con i nostri valori di riferimento. E’ una verità scomoda: non ci si può certo costruire una serie di puntate a ‘Porta a porta’. Non siamo ancora pronti a capire come parecchie persone possano votarsi a un ideale assolutamente contrapposto al bene».
- E dunque per quale ragione tutto questo non è stato compreso nella sua gravità?
«Mi ripeto: lo si è visto in una cornice distante dalla nostra quotidianità. Da un altro angolo d’osservazione, poi, i giudici nelle sentenze non individuano moventi sicuri».
- Il sottotitolo del libro, «Alla scoperta di un’Italia sconosciuta», fa però capire che non si parla di situazioni isolate.
«Tutt’altro. Sin qui ho cercato di chiarire perché la storia non abbia avuto l’attenzione che avrebbe meritato. Ma ciò non significa che, invece, non avrebbe dovuto suscitare una sensazione enorme. I segnali sono preoccupanti, estramemente preoccupanti».
- Per quali ragioni?
«Decine, forse centinaia, di ragazzi coinvolti, che entrano e per loro fortuna a volte riescono a uscire dalla setta. Suicidi, delitti, altre morti enigmatiche. Sono avvenimenti nati in un pezzo d’Italia sazia, che sembra tranquilla e serena ed è in realtà ossessionata dal proprio vuoto».
- Una realtà difficile da accettare?
«E’ proprio così. Per la società in cui viviamo, un vero scandalo. Accompagnato da almeno altre due situazioni vergognose».
- Quali?
«La regione dove le Bestie di Satana hanno imperversato è un’area del Varesotto di appena una decina di chilometri quadrati. Molti sanno. Nessuno parla, anche gli adulti. Omertà assoluta. E’ incredibile, ma non è tutto».
- Che cosa c’è d’altro?
«Il primo duplice omicidio risale al 1998. Sin da allora esistevano gli elementi per risalire ai responsabili. Eppure, sono dovuti passare anni perché le indagini imboccassero la pista giusta. Ancora: come mai proprio in questi giorni la Bbc fa sbarcare in Lombardia una sua troupe per uno speciale di un’ora su quest’Italia degli orrori e da noi si continua a tenere tutto sotto traccia?».
- Quali ruoli hanno avuto, nella spirale diabolica, l’esoterismo, gli stupefacenti e il rock satanico?
«Mi spiego con un’immagine. Pensiamo a cerchi concentrici, contenuti uno dentro l’altro. Fin quando si sta all’esterno, tutto può rientrare in una pseudonormalità. Man mano che i cerchi si restringono si precipita in un baratro. Niente da eccepire, così, sul metal o sulla musica alla Marylin Manson, che proprio in questi giorni si esibisce in Italia. Ma che dire quando si viene a sapere che questi satanisti oggi sotto processo facevano parte di band capaci di esibirsi in concerto con una scena fatta di vere lapidi rubate dai cimiteri e con gatti uccisi sul palco a scopo sacrificale?».
- Follie dovute alla droga?
«No, non credo che l’eroina e la coca bastino a spiegare tutto. Per capirlo è sufficiente ricordare come questi ragazzi, a turno, bevessero il loro stesso sangue mescolato. Per poi uccidere freddamente gli amici, dando prova di una premeditazione e di una lucidità angoscianti».
- E allora?
«Certo io non credo a Lucifero o a Belzebù. Né - tengo a sottolinearlo - ho una passione personale per vicende del genere. Ma si deve avere il coraggio di ammetterlo: questi ragazzi erano votati al male assoluto. E sbaglia chi pensa che fenomeni simili nella nostra società siano circoscritti».
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