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Il cardinale Bertone: «Abbiamo l'urgenza pastorale di smentire le falsità contenute nel romanzo»
da Genova
Fosse un film, ci si potrebbero mettere i titoli di coda, con scritto che ogni riferimento a fatti e persone realimente esistiti è puramente casuale. Ma non si può, e allora la Chiesa interviene per evitare che «le falsità» del romanzo diventino una dottrina da ora di religione. Il best seller di Dan Brown, «Il Codice Da Vinci», lascia tutto così, tra il romanzo e una realtà magari solo un po' ritoccata. Il risultato è che i misteri «dei Templari, il Santo Graal che altro non sarebbe che la donna, gli amori e la morte di Cristo, le persecuzioni ordite dalla Chiesa finiscono nei confessionali o sui banchi di scuola. E se un omicidio uscito dalla penna di uno scrittore qualsiasi non fa aprire un'inchiesta penale, le abili ricostruzioni di Dan Brown, che si fondano su minimi spunti di realtà piccoli quanto basta per renderle verosimili, sono sufficienti per istruire un prcesso alla Chiesa. Che si vede costretta a trovare un «avvocato» e a difendersi, visto che anche gli insegnanti di religione sono sempre più in difficoltà davanti ai loro studenti che li incalzano in ore diventate improvvisamente una delle scadenze più attese nell'orario scolastico.
Il cardinale Tarcisio Bertone la giudica «un'urgenza pastorale». Lui che prima di diventare arcivescovo di Genova era segretario della Congregazione per la Dottrina della Fede, il numero due di quello che nei secoli passati era il tribunale della Santa Inquisizione; luio che è stato incaricato di gestire il caso di monsignor Milingo riavvicinandolo alla Chiesa di Roma e il difficile scandalo dei preti pedofili in America, oggi decide di intervenire sul best seller che «pur fondato su tante inesattezze e su innumerevoli falsità, ha avuto un successo che stupisce». L'Arcivescovo di Genova, pronto a portare il messaggio pastorale attraverso la sua partecipazione a una radiocronaca del campionato di calcio o a parlare agli sposi dell'importanza della soddisfazione sessuale nei matrimoni, non si sarebbe allarmato se nonostante tante «falsità storiche» non avesse verificato che «molti giovani, nelle nostre scuole, sono indotti a ritenere che le tesi esposte nel romanzo siano vere».
E così, per far tornare il «Cenacolo» di Leonardo Da Vinci una straordinaria opera d'arte senza essere una mappa celata in grado di svelare il più misterioso (e sconvolgente per la Chiesa cattolica) dei segreti, il cardinale Bertone organizza un incontro dal titolo «Il Codice Da Vinci... storie senza Storia». Il 16 marzo a Genova, presso la sala Quadrivium (ore 20.45), sarà presente anche il giornalista e saggista Massimo Introvigne, fondatore e direttore del Centro Studi sulle Nuove Religioni, che svelerà tutti i segreti del best seller, per dimostrare che si tratta soltanto di un romanzo basato su elementi infondati, sui vangeli gnostici. «Idee mai tramontante del tutto - spiega il cardinale che ha voluto tra i relatori anche monsignor Francesco Moraglia, direttore dell'Ufficio per la Cultura e l'Università dell'Arcidiocesi di Genova - ma che sono tornate in auge ai giorni nostri, in un'epoca caratterizzata da un esasperato relativismo religioso».
di Diego Pistacchi
Il codice da Vinci di Dan Brown
Parigi, Museo del Louvre. Nella Grande Galleria, il vecchio curatore Saunière, ferito a morte, si aggrappa con un ultimo gesto disperato a un dipinto del Caravaggio, fa scattare l'allarme e le grate di ferro all'entrata della sala immediatamente scendono, chiudendo fuori il suo inseguitore. L'assassino, rabbioso, non ha ottenuto quello che voleva. A Saunière restano pochi minuti di vita. Si toglie i vestiti e, disteso sul pavimento, si dispone come l'uomo di Vitruvio, il celeberrimo disegno di Leonardo da Vinci. La scena che si presenta agli occhi dei primi soccorritori è agghiacciante: il vecchio disteso sul marmo è riuscito, prima di morire, a scrivere alcuni numeri, poche parole e soltanto un nome: Robert Langdon.
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La Maddalena ed il Santo Graal - "Il Codice Da Vinci" presentato a Top Secret
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