Era finita in un burrone. Una donna: ho avuto la visione di dove si trovava

da Washington

Otto giorni di silenzio, di Laura Hatch non si aveva più nessuna notizia. Scomparsa. Poi, la visione, il miracolo. La madre di un'amica telefona alla polizia. «L'ho sognata». «Chi?». «Laura. Laura Hatch, la ragazza scomparsa». «Sorry?». «So dov'è. Ho visto in sogno il luogo esatto dove si trova Laura. Ed è viva».
Sembra un pessimo scherzo, la follia di un mitomane. La telefonata di una che vaneggia. Ma il dovere è dovere. John Urquhart è lo sceriffo di Redmond, città di 45mila abitanti dello Stato di Washington. Si alza. Esce dall'ufficio e va a trovare la pazza. Insieme si dirigono verso il luogo del sonno, Si fermano al confine di un crepaccio. Giù, in fondo, fino a valle, c'è un bosco, non troppo fitto. La donna e lo sceriffo scendono per oltre 50 metri, E lì, tra rami, foglie e arbusti, c'è la Toyota di Laura. Sul sedile qualcosa che si muove, un lamento.
L'auto è un rottame, accartocciata su se stessa. Ma Laura è viva, respira. E' rimasta per otto giorni senza bere e mangiare. E' disidratata, ha le gambe rotte, il volto ferito. Ha perso molto sangue. E' quasi in fin di vita. Lo sceriffo esclama: è un miracolo. La signora Sha Norh, incredibile veggente, racconta anche il dialogo che in sogno aveva avuto con Laura: «Le ho detto che la stavamo cercando e che l'amavamo. E lei ha risposto, credo di essere in ritardo per il coprifuoco»
Laura ha 17 anni. La notte dell'incidente aveva passato la serata con gli amici, in uno chalet. Si era andati avanti fino a notte, tra alcol, musica, fumo. Laura, raccontano gli amici, era la ragazza più popolare del gruppo. Eppure torna a casa da sola. Il sonno la sorprende e la Toyota finisce nel burrone. Ora la ragazza è in gravi condizioni all'ospedale di Harborview. I suoi amici dicono di aver pregato per tutti questi giorni. Continueranno a farlo. La madre in lacrime dice solo tre parole: «Pensavamo fosse morta». Poi il miracolo