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VARESE - Si annida in Internet il diavolo del terzo millennio? Secondo Massimo Introvigne esperto in sette religiose e satanismo, il computer nella peggiore delle ipotesi è il veicolo che trasporta alcune migliaia di giovani italiani che si nutrono di rock e soprattutto droghe verso le pessime letture dei siti che inducono al ”satanismo fai da te”. «E’ in questo milieu che soprattutto nell’Europa del nord sono maturati stupri, omicidi e fatti di sangue». Concordano alla Polizia postale perennemente connessa a caccia di hacker, pedofili e a tutto il male del mondo che sembra annidarsi in Internet, satanisti inclusi.
«Ce ne sono a bizzeffe di siti italiani dedicati al satanismo - affermano alla Polizia postale - Più che altro commerciano e spesso truffano usando Satana come pretesto. Vendono di tutto, dalle candele nere alle formule per evocare i demoni passando per i teschi e i paramenti per le messe nere. Praticoni e qualche truffatore. Perfino il sito dei Bambini di Satana di Marco Dimitri è diventato niente più che una bottega virtuale». «Le sette sataniche realmente pericolose sono altre e sono relativamente poche - sottolinea Marco Strano, psicologo della Polizia postale - Per fare proseliti si servono semmai delle Community e non dei siti aperti a tutti, nemmeno di quelli dedicati a Manson, per quanto inquietanti possano apparire. La pericolosità si puo’ verificare quando i frequentatori di un sito ne incontrano gli organizzatori. Mi riferisco a giovani che abbiano dei tratti di personalità a rischio e che per esempio facciano uso di droghe. E’ in questi casi che scatta il meccanismo del branco. E allora diventa pericoloso perché si crea un branco omogeneo dal punto di vista psicologico. Più spesso, però, tutto si riduce a mero commercio. Ci sono ditte di abbigliamento che stavano per fallire e che sono rifiorite solo perché hanno riempito le magliette di simboli satanici. Non voglio dire che il problema vada sottovalutato. Esiste, va tenuto sotto controllo e vigliare, appunto, costituisce il lavoro incessante della Polizia postale».
Ma.Re.
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