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BUSTO ARSIZIO (Varese) - «Mi sa che anche quello di Legnano che si è impiccato c'entrava con la setta»: è una confidenza fatta in carcere e prima che diventi qualcosa di meno labile bisognerà attendere i nuovi interrogatori. A farla è però Nicola Sapone, uno dei presunti appartenenti alle «Bestie di Satana»; non uno qualsiasi, per giunta: l'ordinanza di custodia cautelare del gip di Busto Arsizio indica Nicola come l'autentico leader del gruppo. Sapone, 26 anni, di Legnano, fino a sabato aveva tenuto la bocca chiusa, si era avvalso della facoltà di non rispondere o aveva negato la sua partecipazione ai delitti della setta. Nelle ultime ore qualcosa però è cambiato e le sue parole potrebbero allungare l'elenco dei casi sospetti, di incidenti anomali e suicidi che in qualche modo potrebbero essere legati all'ambiente del satanismo. Tra fascicoli ufficialmente ripescati dagli archivi e altri che potrebbero seguire la stessa strada siamo ormai a quota quattro: c'è l'incidente stradale in cui muore Andrea Bontade, «affiliato» alla setta e partecipante, secondo la procura di Busto, al rito satanico culminato nella morte di Fabio Tollis e Chiara Marino; c'è il suicidio di Andrea Ballarin, trovato nel 2000 impiccato alla ringhiera di una scuola di Somma Lombardo benché non avesse motivo apparente per togliersi la vita. Anche lui bazzicava i personaggi ora finiti in carcere. La riapertura di queste due vicende è confermata anche dagli inquirenti. Ma poi ci sono un caso di overdose, vittima un amico degli indagati al suo primo «buco», e un altro suicidio, entrambi avvenuti nella zona di Legnano. Sarebbe quest'ultimo il mistero a cui allude Sapone nelle sue confidenze dietro le sbarre.
Com'è cambiato lo stato d'animo del presunto capo della setta? «Mi sento minacciato, ci sono di mezzo personaggi importanti», si sarebbe lasciato sfuggire. Consueta strategia difensiva per sminuire le proprie responsabilità o sincero stato d'animo? Che in questa storia possa esistere un «terzo livello», una cerchia composta non da semplici sbandati invaghiti di Satana, è un'indiscrezione che circola da giorni e confermata ai cronisti anche dal capo della procura di Busto Antonio Pizzi: «E' un'ipotesi investigativa sulla quale stiamo lavorando; questo era un gruppo chiuso ma nel quale un componente, uno solo, era autorizzato ad avere rapporti con altri satanisti e a riferire a tutti gli altri». Pizzi non ha voluto però svelare chi abbia ricoperto il ruolo di «ministro degli esteri» tra le Bestie di Satana.
Nicola Sapone, intanto, avrebbe chiesto di poter rimanere nel carcere di Busto Arsizio, di non essere trasferito altrove: «Lasciatemi qui, dove c'è il prete» sarebbe stata la sua richiesta. Il suo percorso ricorda molto da vicino quello di altri indagati. Quello di Andrea Volpe, ad esempio, che dopo due mesi trascorsi a negare persino fatti lampanti (insiste a dire, ad esempio, che la morte della sua ex fidanzata Mariangela Pezzotta, uccisa da uno sparo a bruciapelo, è frutto del caso), il 17 maggio scorso chiama i giudici e vuota il sacco, indicando anche il luogo in cui sono sepolti Fabio Tollis e Chiara Marino. Oppure ecco il percorso di Pietro Guerrieri, detto «Wedra», quello che scava la fossa in cui saranno gettati Fabio e Chiara, che pochi mesi dopo finisce in clinica psichiatrica e che dietro le sbarre dice di sentirsi liberato da una «maledizione» non più minacciato di morte o vendetta.
Claudio Del Frate
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