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BUSTO ARSIZIO (Varese) - Mariangela, Fabio, Chiara e poi tutti gli altri, vittime di tragedie giovanili, morti premature che assumono una luce diversa dopo le sconvolgenti scoperte sulle imprese delle «Bestie di Satana». La triste contabilità è ancora provvisoria, ma nella sola Lombardia sono già sei i casi che potrebbero essere riconsiderati dopo gli arresti di Andrea Volpe, Nicola Sapone e degli altri che in nome di Belzebù erano arrivati a compiere sacrifici umani. Ai quattro fascicoli già ripescati dagli archivi della Procura di Busto (un inspiegabile incidente stradale, un suicidio a Somma Lombardo, un altro a Legnano ed una overdose, tutti ragazzi legati in qualche modo direttamente ad Andrea Volpe) si aggiungono quelli che potrebbero muoversi da Pavia: riguardano la tragica fine di due giovani, che erano amici, appassionati di simbologie demoniache, morti entrambi a Pontremoli a due anni di distanza l'uno dall'altro. Non si hanno, per ora, prove di frequentazione con la setta che si muoveva tra Somma Lombardo e Milano, ma dal momento che la vicenda ha ancora molte pagine oscure i familiari hanno chiesto che se ne occupino i magistrati di Busto.
Sicuri legami con le «Bestie di Satana» li aveva invece Andrea Bontade, il giovane che si è schiantato con la sua auto a Gallarate poche ore dopo un faccia a faccia con Volpe. Secondo l'ordinanza di custodia Bontade era al corrente della morte di Fabio e Chiara.
Frequentazioni con questi personaggi le aveva pure Andrea Ballarin, un ragazzo di Somma che nel 2000 venne trovato impiccato all'interno della sua scuola. Andrea non era tossicodipendente, non aveva particolari motivi per togliersi la vita. Perché dunque quel gesto estremo? Questo è l'interrogativo che da alcune ore hanno cominciato a porsi i carabinieri e i pm Antonio Pizzi e Tiziano Masini.
Anche al termine della tragedia più cupa, però, può rinascere una speranza e così potrebbe accadere stavolta. I genitori di due delle vittime delle «Bestie di Satana», Michele Tollis e Silvio Pezzotta, lanciano un appello pressante: chi sa parli, chi è al corrente di situazioni simili a quelle che hanno provocato lutti così dolorosi non si nasconda. I due padri si sono incontrati ieri mattina a Somma Lombardo, nella casa di Pezzotta. «E' stato un incontro nato casualmente - racconta il papà di Mariangela - dopo che Tollis si era recato a portare un mazzo di fiori nel bosco dove suo figlio è stato assassinato e sepolto. Ha bussato alla porta di casa mia, abbiamo cominciato a raccontarci le nostre esperienze. Fabio e Mary erano diversi, le loro morti sono maturate in maniere differenti ma, purtroppo, nessuno potrà più ridarci i nostri figli. Però se in Lombardia come in Italia in questo momento ci sono altre persone vittime di satanismi, che hanno paura di parlare, si facciano avanti, denuncino tutto alla magistratura: questo è il momento più opportuno». Il desiderio di Michele Tollis e Silvio Pezzotta è che, insomma, le morti di Fabio e Mariangela possano servire almeno a qualcosa, che possano aprire una stagione nuova.
Claudio Del Frate
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