«666 il Diavolo abita qui»: è la scritta all’ingresso dell’edificio sconsacrato

BORGOTREBBIA (Piacenza)- «666 il Diavolo abita qui...». La scritta, incisa con un chiodo sul portone di ferro che chiude l'ingresso alla «chiesa degli appestati» di Bogotrebbia, nel Piacentino, suona come un monito per chi varca per la prima volta la soglia dell'antico sagrato. Tutto intorno, sui mattoni e sulle colonne del porticato, migliaia i messaggi di giovani fanatici che giurano di «aver incontrato il maligno» sull'altare della chiesa sconsacrata. Un angolo di inferno immerso nella tranquilla pianura padana, tra campi di mais e bietole, dove le croci rovesciate e i pentacoli fanno da padroni. La chiesa eretta nel XIV secolo per accogliere i resti dei morti di peste, è stata sconsacrata all'inizio del secolo scorso e negli ultimi vent'anni è diventata la «casa del Diavolo». Secondo gli investigatori, sono almeno tre le sette sataniche che hanno utilizzato questa sede per le loro messe nere e per i riti di iniziazione. Lo confermano i simboli incisi sulle colonne della navata centrale, gli angeli dell'altare ai quali sono state mozzate le teste e il tabernacolo di marmo spaccato in due per spregio. Alla chiesa si accede solo da una breccia nel muro aperta dove una volta c'era la sagrestia. A terra la sporcizia si confonde con gli inequivocabili resti di riti occulti. Qualcuno, forse gli stessi satanisti che a settembre saranno processati a Voghera per aver violentato all'interno di questa chiesa una giovane pavese, ha composto con i mattoni delle antiche cripte una croce rovesciata. Accanto solo fiori finti, bianchi e rosso sangue, un vecchio giogo che forse serviva ad immobilizzare le vittime e un muro firmato da migliaia di ragazzi e ragazze che si compiacciono di essere stati benedetti da Lucifero. «Questa chiesa ha qualcosa di strano - spiega spaventato Tarik, un giovane marocchino di 23 anni che da tre mesi vive abusivamente in una stanza della sagrestia -. Ogni tanto, qualcuno entra di notte. Sento gli scricchiolii dei vecchi gradini di legno e poi scompare nel buio verso il buco che porta dietro all'altare. Non credo nel diavolo, anche se di notte dormo con il fuoco sempre acceso per controllare i corridoi. Da quando mi sono accampato qui, però, non ho mai assistito a strani riti».

di G.Spa