... circa due argomenti: la cosiddetta ricorrenza di "Hallowen", e il fenomeno del "misticismo".
Come molti sapranno, l'espressione "Hallowen" non è altro che la riduzione dall'inglese di "All-Hallow-Even", che, di per sé, significa "vigilia di Ognissanti", con la quale, specialmente negli Stati Uniti d'America, sta ad indicare la notte fra il 31 ottobre ed il 1° novembre, dedicata a scherzi, travestimenti di natura macabra, a processioni con zucche svuotate e illuminate all'interno.
A dire il vero, in molti ambienti americani, il tutto si è trasformato in una piccola festa di bambini che, girando di casa in casa e recitando una ben nota filastrocca, bussano alla porta, laddove è esposta una di queste zucche, chiedendo qualche dolcetto o qualche soldino. E, fin qui, niente di male.
Pare, invece, che sia negli Stati Uniti, e altrove, come da noi, l'introduzione di tale costumanza, stia ad indicare la sempre più crescente scristianizzazione della società. Si tratta, infatti, di una consuetudine di natura nettamente pagana risalente ad antiche credenze celtiche, secondo le quali in quella notte comparivano fantasmi, folletti, streghe , figure perfide e malefiche.
Naturalmente un vero cristiano non potrà mai dare il suo assenso a tutto questo, soprattutto per il fatto che di carnevalate oscene ve ne sono a iosa, cui vanno aggiunte - non lo si dimentichi - le veglie sataniche mascherate proposte da alcuni gruppi, purtroppo abbastanza diffusi anche nei nostri ambienti.
Alla domanda, invece, del dott. Grossi di Pescara, se l'umiltà dei mistici possa anche riscontrarsi in un'anima laica, rispondo, senza alcuna esitazione, positivamente. Il "misticismo", infatti, come carisma di Dio, non si verifica soltanto nell'ambito altamente cristiano. Abbiamo dei grandi mistici, cioè delle anime capaci di entrare nella profondità del mistero, in tutte le religioni; la qual cosa, naturalmente, non significa che tutte le religioni siano uguali e l'una valga l'altra. Anche quanti o chi, come lei si esprime, apparentemente ha "una tiepida fede cristiana", può nascondere nella propria vita preziosissime qualità che lo aiutino a guardare alle cose del mondo "sub specie humiliatatis", ossia con la saggezza del rifiuto o dell'accettazione, assorto come è in una dimensione superiore a quella di noi comuni mortali, succubi spesso di tante stupide fantasticherie.
Si può aggiungere addirittura qualcosa in più: è ben difficile oggi trovare un bravo teologo cristiano, veramente degno di questo nome, che anche al di fuori del cristianesimo possano fiorire delle autentiche esperienze di Dio e mistiche.
Una sola cosa è necessaria per non incappare nel pericolo del cosiddetto "gnosticismo": essere convinti che la mistica è sempre grazia di Dio, dono soprannaturale.
È chiaro, e non è chi non lo veda, che rimangano questioni molto aperte e domande ancora più profonde: alla mistica è chiamato ogni uomo o soltanto il cristiano? In che rapporto sta la mistica con la santità di una determinata persona?
Il cristiano, infine, non confonda però (questo potrebbe essere il pericolo) la mistica, di cui si è parlato, con le religioni esperienziali dell'estremo Oriente, come, ad esempio, il "samadhi" (yoga) o "satori" (zen).
Ragion per cui, prima di parlare di "misticismo" è sempre necessaria una attenta opera di discernimento, anche perché non è facile evidenziare i connotati di questo fenomeno, al fine di evitare grossolani errori. Tenendo conto anche del fatto che i mistici, di per sé, non possono essere inquadrati in uno schema sistematico, essendoci una differenza impensabile tra l'uno e l'altro. Basti pensare a Francesco d'Assisi e a Teresa d'Avila.

GIROLAMO GRILLO
Vescovo di Civitavecchia-Tarquinia