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DRACULA e i suoi fratelli non si aggirano più nelle fredde regioni dei Carpazi. Abbandonati i cadenti castelli della Transilvania, i vampiri preferiscono oggi vagare altrove: prendono d’assalto le librerie, infestano le Tv e le pagine dei giornali. E, indisturbati, svolazzano anche negli universi paralleli della Rete, affondando i canini nelle tenere carni dei navigatori di Internet.
Sì, si direbbe proprio che Dracula sia tornato tra noi. E che il vecchio Conte continui più che mai ad esercitare un fascino carismatico. Non si spiegherebbe altrimenti il successo estivo de Il discepolo (Rizzoli, 670 pagine, 19,50 euro), il best-seller firmato dall’americana Elizabeth Kostova che rilancia il mito medievale di Vlad l’Impalatore, quel principe di Valacchia soprannominato “Dracul”, ovvero “Demonio”. E che dire poi di una scrittrice come Anne Rice, ribattezzata “nostra Signora dei Vampiri”, che non perde occasione per presentarci qualche malinconico Nosferatu. E che il suo ultimo romanzo, Taltos il ritorno (Longanesi, 580 pagine, 18,50 euro), rispolvera e rilucida l’epopea dei “succhiasangue”.
Insomma: più il vampiro morde e più la moda dilaga. Lo dimostra il serial televisivo “Buffy the Vampire” che negli Usa fa letteralmente furore. E lo dimostra la palpitante attesa per il nuovo musical rock sul vampiro innamorato prodotto da David Zard che debutterà a Roma nel febbraio del 2006. Ma non basta. Qui da noi c’è anche una bella novità per le notturne creature dai denti aguzzi e dal morso discreto che potranno finalmente avere una casa tutta per loro. In attesa magari di trovare - come sarebbe più appropriato - una comoda bara. Sulla scena libraria si è infatti da poco affacciata una casa editrice, la Gargoyle, che si dedica interamente all’horror e si prende amorevole cura degli esangui nipotini del conte Dracula.
E pensare che il buon Voltaire, nella seconda metà del Settecento, celebrava con gioia il trionfo della ragione illuministica capace di mettere in fuga per sempre i vampiri. E annotava radioso: «Tra il 1730 e il 1735 si sentiva parlare soltanto di loro. Ma ora nessuno ne trova più». Col senno del poi, è facile capire quanto avesse torto il filosofo dei Lumi. Perché il mito di Dracula non ha mai smesso di tenere banco nell’immaginario popolare, contagiando l’intera cultura europea che sul tema del vampirismo ha sfornato opere a valanga, firmate dai migliori ingegni della letteratura, da Goethe a Byron, da Baudelaire a Keats. E poi ancora, Polidori, Stoker, Tolstoj, Dumas…
Inutile andare oltre: l’elenco degli scrittori sedotti dal fascino discreto del dente aguzzo è incredibilmente lungo. Com’è del resto smisurata la lista dei registi cinematografici che hanno rivolto amorevoli attenzioni ai principi delle tenebre. Da Le Manoir du diable , con cui Georges Méliès nel 1896 tenne a battesimo il genere “vampiresco”, sono almeno trecento i film ispirati a Vlad III di Valacchia. Senza contare i numerosi morti tornati in vita quest’estate sugli schermi cinematografici: sono gli zombi, i cloni americani dei vampiri europei, che hanno infestato le pellicole di George Romero ( La terra dei morti viventi ) o dei fratelli Spierig ( Undead ).
Sì, sembra proprio che i morti non possano più riposare in pace. E debbano, anzi, trovare sempre nuove vie e nuovi mezzi per succhiare il sangue ai vivi. Sarà per questo che i nipotini del conte Dracula hanno invaso anche gli universi paralleli della realtà virtuale. La Rete si è trasformata ormai in un vero covo di pipistrelli e di Nosferatu del cyberspazio, con decine e decine di siti dai nomi inconfondibili - Vampiri.net, Tenebra.com, Bourbonstreet.com, Dracula.it, Vampangel.it - che inneggiano alle notturne creature condannate al tormento della vita eterna.
Il contagio della vampiromania non si arresta. E al conte Dracula è concesso un posto d’onore tra i personaggi del Pantheon fantastico. A questo punto ci sarebbe da capire perché, cosa spinge tanti lettori, spettatori e cybernauti verso i principi delle tenebre. «Siamo attratti dai vampiri perché rappresentano la vittoria sulla morte, la resurrezione della carne. E in più raffigurano il tema della sfida a Dio, alle leggi della Natura», risponde Anne Rice, la più popolare scrittrice americana di storie fantahorror. Spetta a lei, alla Rice, il merito di aver fatto riscoprire negli anni Ottanta i nipotini di Dracula, raccontando la saga di Lestat, un Nosferatu triste e pieno di sensi di colpa apparso per la prima volta nelle pagine dell’ Intervista col vampiro . Creatura fragile, smarrita, condannata a torturarsi e a provare l’angoscia della vita eterna, Lestat è un’inedita incarnazione dell'intensità del dolore e della nostalgia di un’esistenza perduta per sempre. «E’ proprio questa vertigine, questo senso di vuoto - spiega la scrittrice di New Orleans - ad accomunarci ai vampiri, a farceli sentire vicini. Noi avvertiamo la paura della vecchiaia e della morte. Loro, invece, sono condannati a uccidere per fermare il tempo. Sono costretti a succhiare il sangue per trovare una nuova giovinezza, trasformandosi ogni notte in carnefici».
di Francesco Fantasia
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