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Beste di Satana, la confessione di Volpe ai giudici. Nei suoi diari formule «matematiche» per ipnotizzare
Durante l'incidente probatorio uno dei leader del gruppo parla del delitto Pezzotta e dei rituali della setta. Nei suoi appunti il delirio trasformato in equazione: «La perfezione è trasformare il logico in illogico»
da Busto Arsizio (Varese) Follia trascritto in formula «matematica». Il delirio trasformato in equazione. «2G+2.C.As-A.As». Ma l'algebra stavolta serve a poco, qui trattasi di materia da psichiatri. Belzebù, «guide astrali(G)», «cavie astrali (C.As)», viaggi ipnotici «negativi» per incontrare il demonio e per controlalre gli altri. Fino all'omicidio.
C'era tutto questo nei diari, o se preferite negli appunti di «viaggio» di Andrea Volpe, disoccupato di professione, musicista nero per vocazione, tossicomane, la Bestia di Satana che da dietro una tenda, manco fosse un pentito di mafia, ieri in tribunale ha continuato a raccontare l'orrore davanti ad accusa, difesa e al gip di Busto Arsizio Adet Toni Novik. Era il secondo round dell'incidente probatorio cominciato lunedì. Oggetto: il delitto di Mariangela Pezzotta, la sua ex fidanzata, massacrata peggio di un animale, la notte tra il 23 e il 24 gennaio di quest'anno. Un colpo di pistola in faccia, poi le badilate in testa per finirla in un fosso scavato nella serra di casa. Quella della sua nuova fiamma Elisabetta Ballarin, uno chalet di campagna circondato dai pini e dai castagni, a pochi passi dalle acque, da queste parti ancora verdi, del Lambro.
Un fiume in piena Volpe, bassista e leader di uno di quei tanti gruppetti di strimpellatori heavy che urlano di sangue, dannazione, violenza e morte sul palco improvvisato di qualche pub. Peccato che lui, col resto della banda, sia riuscito a trasformare macabri testi in tragiche realtà. Una catena di delitti cominciata nel gennaio 1998 col duplice omicidio di altri due del gruppo satanista, Fabio Tollis e Chiara Marino, trucidati in un bosco di Somma Lombardo.
Andrea Volpe, interrogato dal procuratore della Repubblica Antonio Pizzi e controinterrogato dai difensori degli indagati, ha così ripercorso, con dovizia di particolari, l'assassinio della sua ex, Mariangela, la commessa di 27 anni figlia di un esponente di forza Italia. Puntualizzando che le «Bestie» avevano deciso da tempo di eliminarla: sapeva troppo del massacro di Chiara e Fabio. A dare l'ordine il presunto capo del gruppo (stando a quanto sostiene Volpe), l'idraulico Nicola Sapone, finora il più reticente dei ragazzi finiti in carcere. Otto in tutto, due all'epoca dei fatti minorenni.
«Ho bevuto, durante un rito, anche il sangue di Mariangela», ha raccontato, dietro una tendina scura a proteggerlo dallo sguardo degli altri arrestati.
Senza preoccuparsi di enfatizzare. «In realtà - spiega il suo avvocato Cristina Menichino - un giorno lui e la ragazza si praticarono un taglio sulle vene e quindi si succhiarono reciprocamente le ferite...».
Tre ore e mezzo di parole, ricostruzioni, ricordi a quanto pare non sbiaditi: «C'erano umilianti riti di iniziazione per nuovi adepti. Oltreché formule propiziatorie di morte», ha aggiunto Andrea. Senza però specificare di che tipo. Pietro Guerrieri, un altro degli indagati, confermerà. Minimizzando: «Dovevamo fare cose tipo capriole in mezzo alla strada, o bere boccali e boccali di birra fino a ubriacarsi ma senza vomitare...». Volpe, tuttavia, in uno degli ultimi interrogatori, aveva parlato anche di sesso, Spiegando di come Chiara Marino fosse stata costretta ad avere rapporti con tutti quelli della banda.
Volpe contro tutti, insomma, soprattutto contro quel Nicola Sapone, che gli avrebbe dato l'ordine di ammazzare la Pezzotta. «Ero riuscito a rinviare l'omicidio assicurando che lei era sotto controllo e che non avrebbe mai parlato, poi dopo un mese mi sono trovato ad un bivio: "O la uccidi o ti uccidiamo", mi intimarono».
Ha tirato in ballo anche Elisabetta Ballarin, Volpe. Prima coinvolgendola, poi scagionandola. «Lei non sapeva che avrei ucciso Mariangela».
Difficile inquadrare la verità. trovare una qualche, fragile, logica «omicida». Eppure come filosofeggiava Andrea nei suoi appunti satanisti «la logica è la parte umana che controlla le regole il reale ma si autocensura in situazioni illogiche. Il reale e la logica sono manipolazioni... il cervello ha una linea che divide il concreto illuminato e l'astratto più uscuro... La grande meta della perfezione, fisica e psichica, è unire l'illogico al logico».
Roba da camicia di forza. Ecco una delle menti capaci di partorire tre omicidi.
di Andrea Acquarone
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