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«Tremate, tremate le creature son tornate». Potrebbe essere lo slogan scanzonato del fim Van Helsing (dal 7 maggio in contemporanea negli Usa e in Italia), se la casa si produzione Universal non avesse preferito un approccio più serio: «Dopo secoli finalmente è arrivato un degno avversario di mostri ed esseri maligni». Uscito dalla penna geniale di Bram Stocker nel suo Dracula, Van Helsign è una specie di mercenario al servizio della chiesa per eliminare vampiri e simili quando preghiere ed esorcismi non servono più. Un acchiappamostri, anziano nel romanzo di Bram Stocker, ringiovanito nel film dove dovrà vedersela con Dracula, l’Uomo lupo, Frankenstein e le mogli-vampiro del primo, più mostri che mostriciattoli vari. Era dal 1948 che i tre personaggi classici dell’horror non si trovavano insieme: allora fu merito di Gianni e Pinotto. E se quel film faceva ovviamente ridere, fan insospettabili come Quentin Tarantino che lo vide da bambino, lo considerano anche uno dei più paurosi. C’è poco da scherzare comunque con Van Helsing sia per lasso orrorifico sia per costi: a riprese avviate il film si annunciava come il più costoso mai prodotto dalla Universal, 160 milioni di dollari, ridotti a 136 milioni grazie allo spostamento tattico del set nella meno costosa Praga.
L'idea del kolossal è sempre andata di pari passo col progetto di far incontrare nello stesso film i topos della paura romanzata. Dracula non riesce ad avere eredi dalle sue tre mogli che da 400 anni continuano a partorire figli morti; si rivolge allora a Frankenstein (lo scienziato, non il mostro che da lui prende il nome) sperando nella buona riuscita di uno dei suoi satanici ritrovati. Quando lo scienziato viene ucciso, la sua creatura e l'aiutante Igor si trasferiscono nel castello di Dracula in Carpazia per continuare gli esperimenti. E qui entra in scena Van Helsing, che nel film si chiama Gabriel (e non Abraham come nel romanzo), ha il volto dell'australiano Hugh Jackman, il tostissimo mutante Wolerine degli Xmen, e vestiti tipo pistolero western (disegnati dalla costumista Gabriella Pescucci). Quando lo conosciamo, è appena reduce da una missione contro un certo Dottor Jekyll (alias Mr Hyde) e non è più così sicuro della correttezza politica del suo lavoro. Più che mostri, le sue prede sembrano gente con grossi problemi. E lui stesso sembra nascondere un segreto, sepolto nella memoria, che lo lega al pericoloso conte Dracula.«Quando mi hanno offerto ‘Van Helslng’ ho chiesto al mio agente se dovevo accettare. Non rischiavo di rimanere prigioniero di due personaggi così potenti? Ma poi ho letto la sceneggiatura e l'ho trovata intelligente ed emozionante. E il cinema non è forse emozione?» chiede retoricamente l'attore, che in parallelo alla sua carriera di macho e superstar sta percorrendo quella di protagonista di musical (gli avevano rifiutato la parte dell'avvocato in Chicago perché troppo giovane). li regista Stephen Sommers lo è andato a trovare in teatro e l'incontro è stato paradossale: «Gli dicevo che c'erano pochi attori in grado di interpretare il mio Van Helsing come lo volevo io, con la fisicità dell'uomo vero e non dell'eterno ragazzo, e lui intanto si stava truccando per apparire in The boy from Oz, la biografia di Peter Allen, il compositore australiano gay». Ringiovanito, irrobustito, armato fino ai denti, come un James Bond del Diciannovesimo secolo, Gabriel ha 23 diversi ordigni per combattere creature così diverse fra loro, il che lo rende più vicino al Van Helsing dei fumetti che all'originale del romanzo (l'ultima strip è un manga di Kota Hirano, intitolato Helsing dal nome della omonima organizzazione internazionale). Dovendo fare gli straordinari e vedersela con ben tre formidabili avversari, ha subito una drastica cura di Gerovital.
La garanzia che l'opera di modernizzazione aggiornerà soltanto i personaggi senza stravolgerli è il regista Sommers, giovane ed entusiasta recuperatore di mostri. Ha 42 anni, è nato nel Minnesota, ha studiato in un'università spagnola e ha un colorito passato di attore di strada e manager di band musicali. Sommers ha recentemente riportato in vita la Mummia in due film (che hanno incassato 350 milioni di dollari solo in Usa), trovando anche il tempo di scrivere uno spin-off come il re scorpione (altri 90 milioni), e ha lanciato la carriera del lottatore The rock, erede al trono di Arnold Schwarzenegger, che oggi preferisce sedere sulla poltrona di governatore della California.
Sommers ha razzolato a lungo nell'archivio della Universal, cercando ispirazione per un film: «Dracula no, perché era già stato girato dieci anni fa da Francis Ford Coppola ed era un buon film; Frankenstein no, perché era già stato fatto con Robert De Niro qualche anno fa, ed era un brutto l'Uomo lupo no, perché era stato già fatto con Jack Nicholson qualche anno fa ed era così così» ricorda i pensieri di allora. «Non c'era niente che mi convincesse del tutto, fino alla trovata bulimica: perché non mischiarli? In fondo di simile hanno solo l'etichetta di mostri, ma lo stile di vita e la filosofia sono diversissimi».
Lui ha un debole per Frankenstein, il più tragico, e una fascinazione per Dracula, il più sexy. Quanto all'Uomo lupo, dice, è quello che ha più problemi di immagine, a cominciare dalle unghie lunghe e dalla bava. Il suo approccio è stato considerarli persone, non mostri. E intatti il problema di Dracula è estremamente umano: pur avendo tre mogli, non riesce ad avere figli, per cui la sua immortalità si fa di anno in anno più penosa. Finché non gli viene in mente che un certo dottor Frankenstein ha forse gli strumenti per risolvere il suo problema.
Ad aiutare Van Helsing nella sua caccia c'è Anna Valerious, una principessa zingara, che odia tutte le creature, da quando il suo adorato fratello è stato trasformato in un licantropo. Nei suoi panni lievemente fetish (busto coi lacci e stivali col tacco) c'è Kate Beckinsale, l'ultima eroina horror (sta per riprendere il ruolo della vampira Selene in Underworld 2). Combatte contro uomini e donne, cioè le mogli di Dracula (una è interpretata da un'attrice italiana, Silvia Colloca) che sono particolarmente gelose, e trova il tempo per corteggiare Van Helsing e farsi corteggiare da lui: «Il mio personaggio è per la parità. Si butta nell'azione, ma non pretende che l'uomo corra a salvarla. Oltre che un horror è un film di avventure romantiche, tipo All'inseguimento della pietra verde».
Per lo stesso motivo Sommers ha dato a Jackman come compiti a casa oltre alla visione di Il buono, il brutto, il cattivo, anche Casablanca, Capitan Blood, Indiana Jones, La signora del venerdì.
Gli effetti speciali sono ben 980, irresistibile progressione per Sommers cominciata con La Mummia (280) e proseguita con La Mummia ritorna (450). Nel laboratorio dell'Industrial light and magic (di proprietà di George Lucas) ci sono vignette sui muri con i computer che dicono:
«addio, sta arrivando Sommers».
L'interessato conferma: «È vero, chiedo sempre qualcosa di più. Voglio portare gli spettatori in luoghi inesplorati». Nella prima stesura della sceneggiatura Sommers aveva previsto anche l'apparizione della Creatura della laguna nera. Poi l'ha tolta, ma, se tutto va bene, potrebbe far parte di Van Helsing 2, insieme all'Uomo invisibile. L'ondata recente di film horror e fantastici non pare destinata a esaurirsi presto, secondo la consolidata teoria che ai momenti di crisi della società corrisponda il periodico revival dei mostri. «I film fantastici permettono di illudersi che il male sia sconfitto e il bene trionfi» dice Sommers «anche se come sperimenterà il mio Van Helsing la realtà è spesso più complicata».
di Marco Giovannini
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