Con il ritorno dei vampiri torna anche la letteratura su come ucciderli.
Attenzione: un modo antico ma anche postmoderno per ammazzare il vampiro è trasformarlo in gadget. Un altro è ampliare la zona di competenza fino ad annullarlo. Spesso, però la negazione diventa una conferma. Già l' "Encyclopédie" conteneva la voce "Vampire". E Voltarie annotava il trionfo della ragione sui vampiri («Non si sentiva parlare di loro tra il 1730 e il 1735, e adesso nessuno ne trova più»). La riforma ecclesiastica del 1552 che riconosce l'esistenza del vampiro e divulga i mezzi per distruggerlo, segue "un'epidemia" con 30 mila casi documentati all'inizio del secolo. Allo stesso modo, lo scetticismo attuale corre parallelo al censimento effettuato del "Vampire Research Center" di New York diretto da Stephen Kaplan (40 vampiri accertati in Canada, 550 negli Stati Uniti e 310 nel resto del mondo), o ai ripetuti avvistamenti segnalati periodicamente sui giornali di tutto il mondo.
Il link fra vampiro e la sua materia prima, il sangue, è talvolta così strabiliante da annullarsi da se medesimo: diventa arma di scontro politico o di sfruttamento economico. Nel Malawi il governo è stato accusato di essere in combutta con i vampiri per prelevare il sangue al popolo e inviarlo poi alle organizzazioni umanitarie, mentre, in Germania si narra che nel suo castello vicino a Berlino Ottomar Rudolph Vlad Dracula, ultimo erede della casata, organizza party per raccogliere sangue per la Croce Rossa. Forse perà a vampirizzare davvero il povero vampiro è soprattutto la gadgettistica iper-dark.
Che ha il suo inno in "Bela Lugosi's Dead", dei Bau Haus, i suoi patiti raccolti in 400 fans club, e il suo luogo ideale di elezione nel Dracula Park che dovrebbe sorgere entro il 2005 vicino a Bucarest: un parco dei divertimenti orrorifici in stile disneyano, con attrazioni come le montagne russe a bordo di bare e il ristorante con menù "al sangue".
Business is business, e chissà se il progetto alimenta la superstizione, come teme il patriarca della Chiesa ortodossa rumena, o al contrario la svuota offrendola in pasto all'intrattenimento di massa. Più sottile è stata l'operazione dell'appena concluso Ravenna Nightmare Film Festival, che nella sezione "vampiri apocrifi" ha proposto film di David Cronenberg, Kathryn Bigelow o Abel Ferrara nei quali la metafora anche solo vagamente vampiresca prevale sull'immagine tradizionale del mito in questione: dice il direttore, Franco Calandrini, che « il vampiro contemporaneo è proiezione, deriva erotica, morbo che si propaga». E se rileggendo Bram Stoker nel 1992, Francis Ford Coppola fa uccidere ritualmente Dracula affinchè riposi in pace nel canone postromantico, in letteratura il contagio dell'horror è ormai talmente diffuso da allontanarsi spietatamente dalla figura capostipite: in Italia, sostiene Gianfranco de Turris, «si sono cimentati col vampiro solo pochi scrittori come Furio jesi (con un'opera postuma), Gianfranco manfredi, alda Teodorani. Troppo pochi per creare una tendenza. Ed è un peccato». Ma, a sorpresa, lo scettico più convinto è Teo Mora, autore di una ventennale "Storia del cinema dell'orrore" in tre volumi appena uscita in una nuova edizione da Fanucci. Sostiene Mora che il vero vampirismo è quello perpetrato dagli anni Sessanta dalle major ai danni del cinema europeo, ormai risucchiato d'ogni vitalità: proprio da quegli americani «che non hanno mai fatto un vero film di vampiri, il vampiro era tutt'al più la spalla di Frankestein, perchè loro non hanno la nostra cultura atavica, anzi non hanno proprio cultura». Impossibile rielaborare una tradizione popolare se non la si possiede.

Giovanna Zucconi