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Dopo tante polemiche, discussioni, prese di posizione di personaggi influenti e addirittura dell'Unesco, il Dracula Park dovrebbe vedere la luce nei pressi di Bucarest, entro il 2005. Per molti si tratta di un'iniziativa di dubbio gusto e anche il patriarca di Bucarest è molto critico.
Nel singolare parco dei «divertimenti» dovrebbero, tra l'altro, trovare posto attrazioni come le montagne russe a bordo di bare, passeggiate nelle catacombe, la casa dell'orrore, ristorante con menu «al sangue» e tante altre trovate che hanno come punto focale l'oscuro vampiro che, per qualche strana alchimia dell'inconscio, tanto successo ha ottenuto in ogni tempo e in ogni parte del mondo. Basti ricordare che dal romanzo di di Bram Stocker, Dracula il vampiro, del 1897, sono stati tratti oltre 150 film; inoltre sono circa 400 Fans club dedicati a questo mostro che perseguita i vivi nutrendosi del loro sangue.
Una creatura scaturita prima dal folklore e poi amplificata dalla letteratura?
Fino a un certo punto perchè, andando a ritroso nella storia della Romania, si viene a scoprire che nel XIV secolo da quelle parti fu attivo un personaggio, Vlad Dracul (Dracul è diversamente tradotto con drago o diavolo), molto impegnato a sterminare i turchi e a guadagnarsi il titolo di eroe nazionale. Accanto all'attaccamento per la sua terra, il Vlad pare avesse una certa attrazione per la sofferenza, quella altrui, procurandone tanta, con ogni tipo di tortura.
Quanto ci sia di vero e quanto appartenga alla mitologia è difficile stabilirlo: di lui restano solo le sue spoglie mortali, conservate sulle sponde del Lago Snagov, nei pressi cui dovrebbe sorgere il Dracula Park.
Il vampiro, elegante e nobile, che di giorno dorme nella sua barae di notte si alza alla ricerca delle proprie vittime, è un invenzione di Stoker; e se lasciamo da parte Vlad e le sue sanguinarie abitudini ci imbattiamo nella «vera» figura del vampiro, quella del folklore slavo. Si tratterebbe di una specie di fantasma di un morto che ha subito gravi torti e che cerca di tornare sulla terra per vendicarsi.
L'immagine del vampiro della tradizione popolare è stata offuscata da quella minacciosa e affascinante della letteratura e soprattutto del cinema. Ma il vampiro, in tutte le mirabolanti forme che dai miti della classicità giungono al folklore, passando attraverso il meccanismo letterario e cinematografico, riesce sempre e comunque a riemergere dal profondo mondo oscuro in cui l'abbiamo relegato. Ci riesce con la complicità dell'inconscio, con il potere incontrollato dell'incubo, con un gioco perverso del meccanismo simbolico. Ed sicuramente sta in questo meccanismo l'elemento che supporta un progetto come il Dracula Park. Perchè, se a prima vista il vampiro è epressione del dominio dell'incubo e del dolore senza fine, questa figura risulta anche la rappresentazione dell'antica tentazione di prefigurarsi un'esistenza dopo la morte, in modo arrogante e antropocentrico. Questa terrificante creatura, figlia della notte, rappresenta così un aspetto della rivolta dell'uomo che si rifiuta di piegarsi alla legge ineluttabile dell'esistenza. Attraverso la lettura psicoanalitica, ma anche con l'antropologia e la storia delle religioni, è possibile in parte penetrarne il segreto, svelarne i misteri. Senza ricorrere ai truculenti esorcismi del paletto che ne trafigge il cuore, la scienza oggi sa guardare al mito del vampiro con equilibrio e razionalità, ponendone in evidenza aspetti importanti per meglio mettere a fuoco il nostro rapporto con il sovrannaturale. Il mito del vampiro si nutre di linfa vitale e penetra dentro il mondo dei vivi con la sua aura maledetta: ma il male è uno specchio soltanto, perchè dietro quella parete riflettente c'è il vuoto che spaventa, l'oblio che oscura i sensi. C'è tutto e niente. Ci sono i mostri vomitati dai giochi perversi della ragione, ci sono fantasmi che ritornano inesorabilmente a squartarci l'essere. Ma cessare di considerare il vampiro solo un mito e celebrarlo anche semplicemente in un Luna Park può essere un errore, un modo per lasciare ai mostri il dominio sul sonno della ragione.
Massimo Centini
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