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Prato - Schiave della propria superstizione, prima ancora che della prevaricazione esercitata dalle tre «mammy». Che, d'altra parte, quando i riti woodoo non bastavano a convincere le ragazze nigeriane a prostituirsi, ricorrevano alla cinghia, alla violenza nuda e cruda, quella che lascia i segni sulla pelle.
E' una storia di soprusi e magia nera, quella che la squadra mobile ha chiuso lunedì mattina eseguendo tre ordinanze di custodia cautelare, chieste dal sostituto procuratoe Eligio Paolino e firmate dal gip Angela Fedelino. In prigione, a Sollicciano, sono finite Patience Odiri Onoyivwe, 37 anni, sua sorella Doris, 28 anni e Agata Loveth Audu, 25 anni, tutte nigeriane come le cinque ragazze che si sospetta abbiano sfruttato. La lista delle accuse è lunga e va dall'introduzione in Italia di immigrati clandestini allo sfruttamento della prostituzione, alle lesioni. Denunciati a piede libero anche due uomini, fra cui il marito di Patience Onoyivwe.
La complessa indagine della squadra mobile era iniziata qualche mese fa: una ragazza nigeriana era finita al pronto soccroso per le violenze subite e fu avvertito il 113. Fu così che gli agenti di volante scardinarono la resistenza e la paura della prima ragazza, convincendola a denunciare le prevaricazioni subite. «Un aiuto fondamentale lo abbiamo avuto dalla Caritas, ma perfino qualche cliente le ha incoraggiate a rivolgersi alla polizia», ha spiegato il dirigente della squadra mobile, Francesco Nannuci. Alla fine sarebbero risultate cinque le nigeriane che si sono ribellate alle tre connazionali. Erano tutte partite dalla Nigeria col «sogno» di venire in Italia a fare la parrucchiera. Tutte convinte dalle mammy a giurare, a sottoporsi al rito woodoo (bere sangue di gallina, farsi tagliare capelli, peli pubici e unghie da infilare in sacchettini, i simboli della soggiogazione tenuti saldamente dalle tre donne) dal quale sarebbero state liberate solo ua volta pagato il viaggio in Italia. Un viaggio lungo mesi, estenuante, con tappe percorse a piedi e in gommone, da Lagos fino alla Tunisia, passando per Mali e Marocco, prima di raggiungere via mare la Spagna. Oppure in aereo fino alla Francia per poi passare da Mosca e dalla Slovenia prima di oltrepassare con documenti falsi la frontiera italiana.
Cinque milioni di lire, il costo di un sogno che era invece una chimera. Qualche famiglia, in Nigeria, ha contratto debiti pur di assicurare alla propria cara una vita migliore. Invece, una volta lontane dalle famiglie, in un hotel spagnolo, alle ragazze è stato spiegato che in Italia non avrebbero intrecciato capelli o messo bigodini, ma battuto il marciapiede. E che il riscatto da pagare era di ottanta milioni, cifra che peraltro le stesse ragazze, cresciute nell'ignoranza, spesso non erano in grado di conteggiare. Un debito difficilmente estinguibile, tanto più perché aggravato da «spese vive» addirittura esose: trecentomila mensili per il posto di lavoro sul marciapiede, seicentomila lire per un posto letto negli appartamenti di via Traversari, di via della Repubblica o nella casa di Montale; trecentomila lire per le spese di acqua, luce e gas. I profilattici erano invece forniti dalle maîtresse: nove o dieci a sera, in modo da poter conteggiare i rapporti sessuali effettuati.
L'esecuzione delle ordinanze di custodia cautelare ha portato la squadra mobile ad effettuare perquisizioni negli appartamenti gestiti dalle tre nigeriane: sono stati trovati quattromila euro più dollari e moneta nigeriana, cifra poco confacente al lavoro ufficiale di colf delle tre mammy, ma anche 25 africani, uomini e donne, tre dei quali clandestini. Nei loro confronti è scattato il provvedimento di espulsione per cui sono stati accompagnati al centro di permanenza temporanea di Roma. Diversa ovviamente la situaizone delle ragazze che hanno sfidato la schiavitù dei riti woodoo: sono entrate clandestinamente in Italia, ma in quanto testimoni di giustizia non saranno espulse.
di Laura Gianni
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