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La città dell'horror sarà inaugurata nel 2005. Critico anche il patriarca di Bucarest
SIGHISOARA - All'entrata della casa natale del vampiro più famoso del mondo c'è soltanto una piccola targa: «Qui nacque e visse Vlad Dracula tra il 1431 e il 1435». Nel cuore della Transilvania sono rimaste pochissime tracce dell'uomo che ha ispirato innumerevoli incubi e creazioni horror. Il borgo di Sighisoara è ormai disabitato. La chiesa ortodossa è chiusa. Sono aperti due bar, un ristorante (al pianterreno di casa Dracula) e un negosio di souvenir dedicato ai rari turisti che si spingono fin qui, cinque ore di macchina da Bucarest, per strade impervie tra le foreste dei Carpazi.
Nulla di spaventoso o truculento. Non bisogna aspettarsi bare volanti, cocktail di emoglobina o pipistelli. L'atmosfera è cupa e silenziosa. In una sala del municipio sono riuniti da ieri una trentina di "vampirologi": etnografi, antropologi, psicologi venuti da tutto il mondo. Studiano i rapporti tra la figura storica di Dracula (il principe-guerriero romeno che combatté l'esercito ottomano) e il personaggio letterario (il conte-vampiro inventato dallo scrittore irlandese Bram Stoker). Si confrontano su documenti e nuove ricerche in materia di esseri malefici, superstizioni e fenomenologia del paranormale. Per loro Dracula è una cosa seria. Elizabeth Miller, ricercatrice canadese, spiega: «I vampiri esistono da sempre. Ci sono citazioni addirittura nell'Antico Testamento». Nicolae Paduraru azzarda: «Non si tratta di una figura negativa. I vampiri hanno un ruolo sociale: puniscono i criminali, gli uomini che commetono l'incesto. Sono degli sceriffi dell'al di là». Ogni cultura ha avuto il suo poliziotto-fantasma": in Giappone ci sono gli "oni" che, dice il professore Mashimo Atsushi, già nel dodicesimo secolo punivano chi disobbediva agli ordini dell'imperatore. Il record di storie spettrali spetta comunque alla Gran Bretagna. Alan Murdie, presidente dell'antichissimo Ghost Club (fondato tra gli altri da Charles Dickens) giura di aver misurato scientificamente le manifestazinoei dei fantasmi. «Ci occupiamo - racconta questo distinto ghostbuster - di circa 300 casi all'anno.»
Il World Dracula Congress andrà avanti fino a domenica. Ma c'è qualcosa che spaventa anche chi è avituato a lavorare con la paura. È il Dracula Park, una Disneyland dell'orrore che dovrebbe aprire in Romania nel 2005. Il parco era stato imaginato proprio a Sighisoara. Le proteste degli ambientalisti, dell'Unesco e persino del principe Carlo d'Inghilterra hanno però convinto il governo a spostarlo vicino Bucarest. L'ex paese comunista, alle prese con un'endemica corruzione statale e un difficile risanamento economico per tentare di entare in Europa nel 2007, vede il Dracula Park come un gigantesco affare. «Non possiamo permetteci di fare i sentimentali: dobbiamo essere pragmatici», è stata la risposta alle critiche del ministro del Turismo, Dan Matei Agaton. Il progetto è contestato dal partito nazionalista che ha preserntato un suo parco alternativo (dedicato all'eroe romeno e non al vampiro) mentre il patriarca di Bucarest si è detto molto preoccupato perché il Dracula Park «non farà altro che alimentare le superstizioni».
In Transilvania nessuno ammetterà di essere stato morso sul collo da un vampiro e di aver incrociato un morto-vivente. Eppure questa terra remota, crogiolo di culture e di religioni (romena, magiara, sassone), è ancora «lo scrigno di superstizioni» che narrava Stoker. «Qui vivono le credenze dimmille anni fa», annota Silvia Chitimia, dell'istituto di Etnografia e Folklore. Oggi come allora un cadavere non viene sepolto prima di 3 giorni, finché non si è certi della morte. I cimiteri continuano ad essere costruiti lontano dai villaggi, circondati da alte mura di cinta. La polizia registra spesso denunce di tombe profanate: dopo sette anni dalla morte di un parente molte famiglie usano disseppellire il corpo per assicurarsi della sua decomposizione. «Transilvania significa "al di là della foresta". Siamo abituati a guardare oltre la realtà», racconta Paduraru.
E in fondo anche il congresso è stato organizzato nei giorni dell'equinozio: secondo una leggenda popolare è il miglior momento per comunicare con i morti.
Anais Ginori
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