|
|
ROMA - La luce rischia di ucciderlo, fermarne il cuore è impresa difficile. Perchè batte attraverso i secoli, le epoche, le mode e i costumi.
Ma chi è davvero Dracula?
«E' il sangue, prima di tutto -risponde la psicologa Vera Slepoj, che non esita a dirsi 'affascinata' dal Conte-. Sangue come elemento di passione e sessualità, sangue come strumento di purificazione. Sangue come ricongiungimento tra la vita e la morte, come circolo vitale».
Sangue ma anche tenebre...
«La notte, cioè l'incoscienza, il terrifico, il profondo presente in tutte le culture come le parti oscure di noi, la concezione delle particolarità non spiegabili della natura. E Dracula vive di notte portando con sè tutto questo. Non potrebbe diventare mito se non avesse fortissimi legami con il rito».
Un mito negativo?
«E' il tormento e insieme la paura. Il suo tormento di dover vivere per sempre è il nostro tormento tra la felicità e l'infelicità, la ricerca di una spiegazione sulla fine delle cose, sulla nostra fine e sulle origini delle passioni. Ci permette di fantasticare di una vita che non si interrompe, ci regala l'immortalità seppure nell'oscurità della notte. Ci offre la possibilità di elaborare le nostre angosce più profonde che toccano le 'parti oscure' di noi, le nostre pulsioni, la paura del futuro».
Ma resta un modello deviante...
«Non è un personaggio liberatorio, ma angosciante, che però associa un elemento profondamente passionale legato al bacio, al morso. Anche qui un simbolo dell'atto sessuale».
Tanti simboli l'hanno consegnato davvero all'immortalità?
«E' il trionfo del nostro desiderio di immortalità. Passano i secoli ma il bisogno di spiritualità dell'uomo, di contenitori ideali che giustifichino e spieghino il 'dopo', resta».
|
|
|
|