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Uno storico messicano nega quello che fino ad oggi era considerata una certezza: l'antropofagia della popolazione mesoamericana non era finalizzata a scopi rituali ma solo per alimentarsi
CITTĄ DEL MESSICO, 25 LUGLIO 2001 - I sacrifici umani degli Aztechi agli dei erano in realtą i preparativi di un banchetto: l'antica popolazione indigena mesoamericana praticava infatti il cannibalismo a fini alimentari e non rituali.
Ad infrangere il tabł storico dell'antropofagia degli Aztechi č lo studioso messicano Juan Miralles, autore di 'Hernan Cortes: inventore del Messico', la pił esaustiva biografia del Conquistador spagnolo.
Il cannibalismo degli Aztechi «č totalmente provato ma gli storici moderni lo hanno sempre ignorato per non denigrare la memoria delle popolazioni indigene», sostiene Miralles, che sull'argomento si appresta a pubblicare un libro destinato a sollevare un vespaio di polemiche. «L'antropofagia che gli Aztechi praticavano non era rituale, era gastronomica - sostiene lo storico - tanto che nei racconti di Bernardino de Sahagun, uno dei maggiori cronisti della Conquista del Messico, si parla di una pietanza a base di carne umana e mais chiamata tlacatlaolli».
«Le testimonianze sono unanimi, sia da parte spagnola che indigena», sostiene Miralles, che cita in favore della sua tesi numerosi autori dell'epoca, tra cui Bartolomeo de las Casas, autore della 'Storia delle Indie'. Miralles, 71 anni, ex diplomatico e docente universitario di storia, sostiene che il cannibalismo era una prerogativa quasi esclusiva delle caste alte, quella dei guerrieri e quella dei sacerdoti. Le caste dei commercianti e degli artigiani, che non potevano disporre di prigionieri di guerra, utilizzavano gli schiavi per i loro banchetti.
«Gli schiavi, maschi e femmine, venivano comprati ancora bambini: erano sfamati, dissetati, lavati con acqua calda e vestiti con cura», scrive nelle sue memorie Bernal Diaz del Castillo, un soldato di Cortes. «Li facevano ingrassare perchč dovevano essere offerti agli dei e poi mangiati», ricorda Diaz del Castillo, autore della 'Storia vera della conquista della Nuova Spagna'. Sahagun, un frate che si meritņ l'appellativo di 'difensore degli indios', annota che dopo i sacrifici umani agli dei, gli aztechi usavano i cadaveri per preparare pietanze che venivano offerte «agli ospiti e ai notabili». L'antropofagia - dice Miralles - veniva generalmente praticata in privato, nelle case delle caste medie e superiori. Lo storico afferma inoltre che un guerriero che aveva catturato un nemico in battaglia e lo aveva sacrificato agli dei non lo mangiava ma lo offriva ai suoi compagni d'armi.
«L'antropofagia degli Aztechi č un capitolo che molti storici preferiscono tacere, ma non si puņ cambiare la Storia», afferma Miralles, il quale conclude ricordando che lo stesso Cortes ricevette molte critiche in patria per aver permesso alle tribł indigene alleate degli spagnoli di praticare il cannibalismo.
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