Nello sbiadito mondo d'oggidì, in una Berlino troppo noiosa per lei, la bionda, fragile e, vogliamo immaginare, attraente Laura se ne andava a zonzo giorni fa in cerca di sangue da succhiare dalle gole di ignari quanto terrorizzati passanti. Il destino crudele e baro l'ha invece messa nelle mani di una strizzacervelli, e il conto con la nemesi è pari. Ma quante 'Laure' ci sono in giro, quanti altri si credono 'vampiri' come lei? Qual è la portata di un fenomeno che sembra solo un gioco letterario o cinematografico, ma che forse potrebbe avere sconcertanti riscontri nella realtà?
Siamo vampiri e ce ne vantiamo. Questo sembra essere l'inno degli appartenenti al popolo della tenebre, i quali da quella megafinestra multimediale che è la Rete proclamano al mondo tutto il loro orgoglio con infera solarità. «Forse non ci crederai — svela un ragazzotto sotto i venti —, ma io sono un vampiro. a real vampire».
«La mia magia è realtà»
Okey, pensiamo noi: quelli che spariscono davanti agli specchi, si trasformano in pipistrelli e succhiano il sangue a procaci e pettorute fanciulle, che al massimo impallidiscono solo un po' senza perdere rotondità di forme. Ebbè, basterà un po' d'aglio, la croce, l'acqua santa e se proprio non sono sufficienti si ricorra al paletto, di frassino. Assolutamente di frassino altrimenti si fa fiasco. Ma, loro, «the real vampires», la vedono diversamente. Sembrano volerci far sapere che, a meno che non siano folli o affetti da quella strana malattia del sangue che si chiama porfiria, alla base della quale c'è compulsivo bisogno di bere il vitale liquido, sono semplicemente vampiri. Una specie di stile di vita dopo la morte. Così Jim Nilsson dice: «Io conosco bene la differenza tra realtà e fantasia. Ma la mia magia è realtà. Non c'è paradiso né inferno e la morte è distruzione della vita. Io sono un vampiro. Inchinatevi davanti a me». Invece Jean -Paul Allee informa gli abitanti del cyberspazio di aver saputo sin dal '97 tutta la sua storia a base di morti e reincarnazioni, vampiresche ovviamente, per qualcosa come diecimila anni. Si firma «assassino» e proclama amore e onestà di cuore.
«Non siamo assassini»
Giochi di ruolo, games elettronici di ogni razza portano nell'universo del vampirismo in maniera più o meno esplicita e cruda. Ridendo e scherzando invece il discorso conduce il più delle volte lontano, magari alle soglie del Tempio del Vampiro. Autentica chiesa di Lacey non lontano da Washington con tanto di permessi e statuti, con una bibbia e tutti i regolamenti del caso, spiegati per filo e per segno a una ventina di dollari. «Noi siamo quel che siamo, ma non assassini». Poi però si legge che solo chi ha la vocazione per il sangue, ama la notte e si sente diverso farà bene a unirsi alla famiglia. Gli altri si dedichino ad altri svaghi.