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Per molti anni hanno dovuto lottare con una sorta di vampiro politico, Nicolae Ceausescu, che di vampiri letterari proprio non voleva sentire parlare (forse temendo una possibile identificazione simbolica con il suo regime), ma alla fine gli appassionati romeni della letteratura sui vampiri ce l'hanno fatta. Caduto Ceausescu, hanno fondato The Transylvanian Society of Dracula che - benché più piccola e meno antica di organizzazioni come il Count Dracula Fan Club di New York o la Dracula Society di Londra - è stata subito riconosciuta come prima inter pares dagli appassionati di Dracula di tutto il mondo per il suo singolare privilegio di trovarsi sui luoghi stessi del romanzo di Bram Stoker. Della Transylvanian Society of Dracula fanno parte storici della letteratura, sociologi, folkloristi, etnologi di tutto il mondo, ma il presidente è un appassionato di Dracula che viene da una carriera nel ministero romeno del turismo, Nicolae Paduraru. A lui, maestro di cerimonie del 1995 come "anno di Dracula" e del World Dracula Congress, abbiamo posto alcune domande sulla relazione fra il principe valacco del quattrocento Vlad Dracula, il mito del vampiro e la Romania.
C'è un solo Dracula o ce ne sono due? Il principe Vlad Dracula della storia e il vampiro Conte Dracula della letteratura hanno qualche rapporto fra loro?
Per rispondere, mi è necessario dividere la storia culturale di Dracula in tre cicli. Nel primo ciclo, che va dal 1897 (quando Bram Stoker pubblica il suo romanzo e decide di chiamare il suo vampiro Dracula) al 1972, fuori dalla Romania nessuno conosce il Vlad Dracula storico e la Transilvania rimane un concetto mitico, un paese fantastico (tanto che molti americani pensano tuttora che la Transilvania non esista, sia solo un'invenzione letteraria). In questo clima il mito del vampiro sviluppa appieno le sue potenzialità letterarie. Il secondo ciclo si apre nel 1972 con la pubblicazione dello studio di due professori di storia al Boston College, Raymond McNally e Radu Florescu, In Search of Dracula: un libro estremamente popolare che rivela all'Occidente la verità storica sul principe valacco Vlad Dracula e sulla storia della Valacchia e della Transilvania. Da allora - grazie anche a qualche cauta apertura del regime di allora - gli americani e gli europei hanno cominciato a collegare il Vlad Dracula storico e il Dracula letterario e a venire in Romania, dove hanno imparato a leggere il paesaggio attraverso la duplice ottica della storia e del mito. Ma bisogna riconoscere che la storia non è all'altezza del mito. Anche noi romeni abbiamo sbagliato a cercare di attirare l'attenzione dei visitatori soltanto sul Vlad storico, che non può che deludere le attese di chi viene in Transilvania alla ricerca di un archetipo universale come il vampiro. I miti hanno le loro leggi, che non sono le leggi della storia.
E il terzo ciclo?
Amo pensare che inizi con l'anno di Dracula, il 1995, e con questo congresso mondiale. Noi romeni per primi, ma anche tutti coloro che da specialisti o da appassionati si interessano a Dracula o ai vampiri, dobbiamo cercare un equilibrio fra il mito e la storia. Dobbiamo integrare nell'archetipo, che parla alla coscienza universale dell'uomo che si interroga sul bene e sul male, nuovi vampiri della letteratura e del cinema come il Lestat della Rice o il Saint-Germain della Yarbro. Nello stesso tempo dobbiamo ricordare che l'archetipo affonda le sue radici nel folklore valacco e transilvano e ha uno specifico sapore che viene dall'Europa orientale. Stoker fa dire al conte Dracula nel romanzo che "i vecchi secoli avevano - e hanno ancora - poteri tutti loro, che la prosaica modernità non può eliminare".
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