|
|
[ « indietro ]
«Come potrei dimenticarmi?» Poi recitai «”Come la singola foglia non ingiallisce senza che la pianta tutta ne sia complice muta, così il malvagio non potrà nuocere senza il consenso tacito di voi tutti”» Recitai queste parole come se fossero state mie e mi tornarono in mente vecchi ricordi di università.
Dopo qualche minuto di silenzio lui mi guardò e disse «E’ molto profondo. È talmente vero che quasi fa paura! Non ci avevo mai pensato, ma in effetti… tu cosa ne pensi?»
«Secondo me tutti noi siamo malvagi, solo che non lo sappiamo ancora, o forse non vogliamo saperlo. E le persone che ci stanno attorno prima o poi ci fanno partecipi di questa sconvolgente realtà. Nessuno, o quasi, pensa di essere malvagio nel vero senso della parola. D’accordo, forse qualche volta non siamo proprio buoni, ma non viviamo una vita completamente malvagia. Nessuno merita di andare all’Inferno! …Ma ora forse sto cambiando opinione…»
«Ti riferisci ai vampiri?»
«…ci sono vampiri che secondo me sono malvagi fino al midollo! La loro anima non pesa più 21 grammi, è molto più pesante a causa delle azioni malvagie che hanno compiuto. Non potrà mai andare in Paradiso, il suo peso la trascinerà all’Inferno…»
«Perché 21 grammi?»
«E’ la differenza di peso tra una persona morta e la stessa viva. In certe culture si pensa che questo sia il peso dell’anima.»
«Ma potrebbe semplicemente essere il peso dell’aria nei polmoni!»
«…perché devi rovinare tutto? Sembri il classico bambino che ti dice che Babbo Natale non esiste proprio quando ci credi di più!»
Poi mi disse una cosa che mi fece pensare…«Non sarai mai un vampiro. Sei troppo legata ai sentimenti umani»
Non lo disse con tono arrabbiato o di disprezzo, semplicemente sembrava dire una realtà.
Una mattina mi svegliai a causa delle grida di Chrètien. Stava sognando. Quando lo svegliai sobbalzò: era sudato e ansimava. Aveva detto a me di essere troppo umana, e lui aveva ancora degli incubi sulla sua famiglia. Mi aveva detto che ero incatenata alla vita, che non sarei mai stata libera se provavo dei sentimenti. Vedendolo ridotto in quello stato mi venne in mente una frase del mio profeta e la dissi, senza pensare a quello che poteva suscitare.
«”In verità sarete liberi quando i vostri giorni non saranno privi di pena e le vostre notti di angoscia e di esigenze. Quando di queste cose sarà circonfusa la vostra vita, allora vi leverete al di sopra di esse nudi e senza vincoli.”»
Lui rimase assorto in qualche pensiero. Lo lasciai lì, e me ne tornai a letto.
Quando quella sera mi risvegliai, capii subito che lui non c’era. Lo percepivo con i sensi che si erano affinati dopo la mia “evoluzione”, il mio cambiamento. Quando lo cercai nella sua stanza, infatti, non c’era…avevo ragione.
Mi sentii smarrita. Da 20 anni lo avevo sempre avuto al mio fianco e ora non c’era più.
Tornai nella mia stanza per prendere il cappotto e uscire a cercarlo. Fu solo allora che mi accorsi di quel bigliettino attaccato alla porta… “Hai ragione. Non posso più fingere. Non sono degno di farti da maestro. Scusami.”
Strappai il foglio e mi arrabbiai moltissimo con Chrètien e con me stessa. Come avevo potuto dire quelle cose e soprattutto perché non ero stata zitta?! Era tutta colpa mia se se n’era andato.
Uscii di casa senza pensare, volevo solo agire. Volevo solo trovarlo. Lo cercai in tutti i bar, tutti i vicoli, tutti i posti che di solito frequentavamo insieme. Ma non lo trovai. L’unico che poteva sapere era Christian, il suo vecchio amico.
Mi diressi verso quello squallido albergo e trovai subito la sua stanza: l’odore del sangue si sentiva da lontano! Sulla porta c’era un cartiglio: sembrava un ideogramma giapponese, in realtà era una lettera dell’alfabeto antico con cui era scritto il nostro libro sacro, la Bibbia dei vampiri, la Nemesis. Entrai e sbattei forte la porta. Christian stava facendo un giochino macabro con una vampira (non riesco ancora a capire come Chrètien e quel tipo possano essere amici; sono totalmente diversi…).
Li disturbai e lui mi urlò contro di andarmene; pensava di impaurirmi. Probabilmente prima sarei scappata via, ma in quel momento non avevo paura di niente, sapevo di essere più forte di lui.
Lo presi per un braccio e lo guardai contorcersi dal dolore mentre lo torchiavo.
«Dov’è lui? Lo so che lo sai, perciò non perdiamo tempo!»
«Lo giuro, non lo so!!!»
Strinsi ancora più forte, sapevo che lui conosceva la destinazione di Chrètien.
«Ok, ok… te lo dirò, se mi lasci..» lo lasciai.
«..Ha detto che voleva rivedere sua moglie e suo figlio» disse, massaggiandosi il braccio «è tornato nel suo paese»
Conoscevo quel posto, me ne aveva parlato una volta, Le Maus, nel nord della Francia.
Lasciai la stanza, uscii di corsa dall’albergo e mi precipitai al porto. Dovetti fermarmi. Era quasi giorno, e per quanto volessi ritrovare Chrètien, dovevo aspettare.
Mentre tornavo verso casa, mi misi a piangere. Non riuscivo a pensare a come sarebbe stata la mia vita senza di lui.
Finalmente capivo il significato delle sue parole «…non è bello vivere in eterno, si è sempre soli…»
… Non volevo rimanere sola, volevo qualcuno vicino a me, volevo Lui… arrivai a casa e mi addormentai.
Sono in una casa buia… abbandonata… si sente il rumore del vento fuori della finestra che muove le foglie di un albero.
«C’è qualcuno?»
Nessuna risposta. Un momento… sento un rumore di passi…proviene dal piano superiore. Salgo le scale cercando di fare meno rumore possibile, non so cosa mi aspetta…
Esce della luce da una stanza, la porta è socchiusa. Mi avvicino per vedere meglio. C’è un caminetto acceso e di fronte una poltrona. Qualcuno è seduto, vedo le sue gambe. Mi avvicino per vederlo in faccia…
«Oh mio Dio!!! Noooo!!!..»
..Mi sveglio di soprassalto. Era una sogno, anzi un incubo. Sono tutta sudata e ho il respiro affannoso. Avevo già fatto prima questo incubo, ma non ero mai arrivata a vedere la faccia di quella persona…
Devo andarmene, devo fare presto. Anche se non so cosa sta succedendo.
Prendo la mia giacca, bevo un po’ di sangue, ed esco lasciando la porta aperta.
Non mi interessa se qualcuno entrerà e vedrà le bottiglie con il sangue o le spade.. non mi interessa se ci scopriranno. Non intendo più tornare indietro. Questa non è più casa mia.
Chrètien mi ha insegnato qualcosa sul viaggiare. Se ben ricordo mi disse: “Regola numero uno, viaggiare di notte; regola numero due, scegliere mezzi poco frequentati; regola numero tre, se si deve fare un lungo viaggio, è meglio scegliere un mezzo in cui ci si puo’ nascondere di giorno e cibarsi di notte, senza dare sospetto..”
Ok! Vediamo: il mio viaggio è molto lungo, perciò sarebbe meglio l’aereo, ma lì non ci si puo’ nascondere, ne tanto meno mangiare senza dare nell’occhio.. Forse è meglio la nave. Ho qualche conoscenza e un bel po’ di soldi, questo dovrebbe bastare.
Non è stato difficile trovare la nave, una da trasporto merci, la Qeen Mary; Michael mi ha fatto salire di nascosto, lui fa il mozzo a bordo. Non eravamo amici, ma io avevo una cosa che ha lui interessava: il denaro. Perciò non mi a fatto tante domande quando gli ho chiesto un favore.
La nave mi porterà fino a Marsiglia, poi troverò un altro mezzo.
Non mi pace viaggiare da sola, mi vengono in testa troppi ricordi, troppi pensieri che non voglio ricordare.
Quella notte feci di nuovo quel sogno, solo che questa volta continuò un altro po’: dopo aver visto il volto di…Lui, mi girai e allo specchio vidi la mia immagine riflessa. Dopo aver visto la mia bocca sporca di sangue cominciai ad intuire cosa era successo… e mi svegliai ancora una volta ansimando.
Volevo raccontare il mio sogno a Chrètien, lui sapeva sempre cosa dirmi per tranquillizzarmi.
Se mi concentro riesco a percepire la sua presenza… è difficile distinguerla da quella di tutti gli altri vampiri che “sento”, ma sto diventando sempre più forte, sempre più dotata… ..anche questo mi preoccupa… ora però non devo pensarci.
Ho fame. Su questa nave ci sono molti mozzi, uno in meno non cambierà niente, non se ne accorgeranno nemmeno!
Dopo essermi saziata sto sempre meglio, riesco a pensare più lucidamente.
Mancano poche ore all’arrivo al porto di Marsiglia. Una volta arrivata devo sbrigarmi a trovare una macchina e a “prepararle”: ho solo un’ora prima dell’alba.
Trovare la machina è stato facile: i soldi possono comprare qualunque cosa!
Quando ho chiesto a quel ragazzo di dipingermi tutti i vetri di nero è rimasto un po’ sorpreso, ma non ha avuto niente da ridire… o almeno credo: l’ho ucciso subito dopo.
Avevo bisogno di molte energie!!
Chrètien è triste. Lo sento dentro di me. Credo che fra noi due si sia creato una specie di legame, qualcosa fuori del normale.
Arrivai al primo imbrunire. Le Maus è un paesello molto triste. La gente si aggira senza una meta precisa. Avrebbero bisogno di una guida…
Ho trovato subito Chrètien. Era al cimitero, nella piccola cappella dove erano stati sepolti suo figlio e sua moglie.
«Perché te ne sei andato?» dissi.
Fu un po’ sorpreso di vedermi… forse non mi aveva “sentito”…
«Non sono degno di farti da maestro!»
«Dimmi qualcosa che non so già!!» dissi scherzando.
«Non scherzare» ribatté lui, serio «provo dolore, e il dolore è umano. E io non sono più umano!»
dopo qualche minuto di silenzio mi guardò e disse «Hai qualche frase del tuo Profeta da rifilarmi?»
«A dire il vero ce l’ho e questa volta dovresti ascoltarla, non scappare!» poi iniziai «”Gran parte del vostro dolore è stato scelto da voi stessi. È la pozione amara con la quale il medico che è in voi guarisce il vostro male. Quindi confidate in lui e bevete il suo rimedio in serenità e in silenzio poiché la sua mano, benché pesante e rude, è retta dalla tenera mano dell’Invisibile, e la coppa che vi porge, nonostante bruci le vostre labbra, è stata fatta con la creta che il Vasaio ha bagnato di lacrime sacre.”»
Si mise a piangere e mi abbracciò. Restammo così per un tempo infinito, abbracciati e in silenzio. Poi lui si allontanò leggermente, mi scostò i capelli dalla faccia…
«Sei bellissima» disse «è per questo che ti ho trasformata. Sono stata egoista: ti volevo tutta per me»…e poi mi baciò. Un bacio lungo e appassionato. Un bacio caldo, il più caldo di tutta la mia vita. Potevo sentire cosa provava per me e lui cosa provavo io. Finalmente eravamo di nuovo insieme e nulla ci avrebbe separato di nuovo… o almeno così credevo…
di Enola
|
|
|
|