[ « indietro ]     Le bestie, fuori davanti alla casa, sembrarono divenire più inquiete ed iniziarono a dare colpi vicino alla porta mentre il vento diventava impetuoso.
«Ma perché usare tanta crudeltà verso un defunto? A quale scopo?», chiese Edith, prendendo la bibbia tra le mani. «Se pure ci fosse uno spirito, non sarebbe crudele scacciarlo dai luoghi in cui ha vissuto da uomo?»
«Ma Vincent Redmond non era un uomo: egli era un demonio, più orribile e più detestabile di tutti gli animali luridi e rivoltanti di cui si circondava! Era più ringhioso, più crudele e più rabbioso di essi. Era il degno capo della specie più misera della terra.», disse Cairnes, inarcando le labbra come per resistere al disgusto. «Dava sempre da mangiare alle sue bestie e non si sapeva come potesse procurarsi tanta carne. In quel periodo, però, tutti notarono le misteriose sparizioni di un bambino e di tre giovinette dalla valle dello Spey e perfino di un ragazzino di Aviemore. Notando, infine, l'aggressività di quelle bestiacce per gli esseri umani, tutti hanno collegato i fatti e si sospettò che quel demonio rapisse gli esseri umani per poter cibare i suoi animali.»
«Ma è terribile!», esclamò Edith Mac Cormack, mentre fuori i cani iniziarono a graffiare la porta, ringhiando ed abbaiando più di prima.
Aveva aperto la bibbia alla pagina della sera precedente e cercava di trovare in essa le parole per poter vincere l'orrore che adesso l'aveva invasa.
«Tra le bambine misteriosamente scomparse c'era anche una mia sorellina di undici anni», disse Cairnes, con la voce tremolante, stringendo il pugno e fissando lo sguardo nel vuoto. «Non so se sia stato ammazzato o se si sia suicidato, ma spero ardentemente che sia stato un essere umano, un individuo della specie che egli detestava, ad avergli dato la morte, ad averlo giustiziato, in nome e per conto della specie umana.», esclamò, con gli occhi che gli si riempirono di nuovo di rabbia. «Vincent Redmont!», chiamò ad alta voce, alzandosi in piedi e volgendo il viso verso la fine della scala, da dove proveniva quell'orrendo cigolìo. «Vincent Redmont, ti dico che se ti hanno ammazzato hanno agito anche per conto mio, che anzi ti hanno graziato perché se fossi capitato nelle mie mani» gridò con i pugni al cielo, «non ti avrei fatto morire, ma ti avrei fatto sopravvivere il più a lungo possibile infliggendoti le più crudeli torture e martoriando il tuo corpo e la tua anima con queste mie mani e con questo mio intelletto!», disse, stringendo le mani sulla propria testa. «Avrei ammazzato tutti i tuoi cani davanti ai tuoi occhi ma molto più crudelmente di quanto non abbia fatto stasera e ti avrei procurato le più indicibili sofferenze corporee, a costo di affinare il mio ingegno per lo scopo!», gridò John Cairnes, in un attacco di isteria mentre, fuori dalla casa, l'intensità del vento aumentava ed i cani divenivano sempre più feroci ed aggressivi. «Vincent Redmont, io ti maledico!», urlò, con gli occhi rossi. «L'umanità si è vendicata! Sei morto, Vincent Redmont!», ed iniziò a ridere forte, istericamente, continuando a ripetere "Sei morto!"
Intanto Edith Mac Cormack cercava di leggere la bibbia per non sentire quelle parole empie. Leggeva a bassa voce ma in modo che potesse celare, alle sue orecchie, la voce di Cairnes:

«"[...] Osserverai i precetti del Signore tuo Dio, camminando nelle sue vie e praticando i suoi statuti, i suoi comandamenti, i suoi decreti e le sue prescrizioni, in conformità, con quanto sta scritto nella legge di Mosè, affinché tu riesca in tutto quello che farai e dovunque ti volgerai. [...]"»

Arthur Mac Cormack si alzò e cercò di trattenere John Caines che aveva iniziato ad agitarsi nella stanza, camminando da una parte all'altra in preda al suo folle delirio.
«Fermatevi, Cairnes, vi prego: non impressionateci! Fatelo per Edith!», disse Mac Cormack, con molto rispetto per il dolore che infiammava l'animo di John Cairnes tuttavia con una certa durezza nel tono risoluto della voce.
«Hai divorato carne umana, Vincent Redmont! Maledizione a te per l'eternità, Redmond!», urlò Cairnes, volgendosi di nuovo verso la scala come per farsi sentire meglio.
Edith aveva alzato il tono della voce per non udire le orrende parole di Cairnes ed i versi rabbiosi dei cani ed il cigolìo ininterrotto che proveniva dal piano superiore:

«"[...] li ha massacrati, ha versato, durante la pace, il sangue di guerra ed ha macchiato di sangue innocente la cintura che avevo ai fianchi e i sandali che portavo ai piedi. [...]"»

«Cairnes, smettetela ora!», ordinò Arthur Mac Cormack mentre i cani continuavano ad abbaiare ed il vento a fischiare.
«Benedetto colui che ti ha ucciso, Redmont! Benedetto sia colui che ha fatto passare la tua sacrilega gola nel cappio purificatore...!», continuava a gridare Cairnes.
Edith iniziò a piangere sommessamente per il turbamento ma continuava a leggere sempre più ad alta voce:

«Agirai saggiamente se non permetterai che la sua canizie discenda in pace nello sceol.»

«Maledetto Redmont!», disse Cairnes, con i pugni alzati al cielo. Poi si rivolse, ancora agitato, ad Arthur Mac Cormack: «Sapete come lo chiamavano per la sua crudeltà, per il suo aspetto bestiale, per la sua coscienza più nera del carbone?», chiese con lo sguardo allucinato, mentre il cigolìo sembrava essere diventato più frequente e più forte ed il vento ed i cani parevano aver raggiunto il parossismo della inquitudine. «Lo chiamavano "Il Cane"!»
Quando John Cairnes pronunciò quel nome, un folata violentissima di vento investì la parete ovest della casa mandando in frantumi i vetri della finestra del salone d'ingresso e facendo spegnere le candele che rischiaravano l'ambiente. Si sentì un forte colpo e la porta d'ingresso si spalancò e da essa entrarono una ventina di cani. Nel buio si udirono voci ed urla e si sentì qualcuno scappare per le scale inseguito dai cani che abbaiavano rabbiosamente. Poi, dal piano superiore, si udì una corsa e dei rumori ed infine un colpo molto forte come se fosse stato prodotto dalla rottura di un'asse di legno. Arthur Mac Cormack, al buio, riuscì ad afferrare il fucile e ad esplodere un paio di colpi. Alcuni cani fuggirono fuori dall'abitazione, altri salirono per le scale. Arthur accese di nuovo delle candele e vide accanto a sé Edith ancora con la bibbia in mano, spaventata ma salva. Reggendo il candeliere con la mano sinistra, imbracciò il fucile e salì per le scale, seguito dalla sua consorte. Avanzò nel corridoio del piano di sopra sparando ancora per allontanare i cani e giunse davanti alla porta spalancata dell'ultima stanza a destra. Fece luce all'interno e trovò il corpo ormai senza vita di John Cairnes penzolare dal cappio.

Probabilmente, nell'oscurità, scappando dalle bestie che lo inseguivano, era finito con la testa nel cappio che pendeva proprio all'altezza della sua gola. Allora aveva cercato di liberarsi ma le tavole marce del pavimento su cui poggiavano i suoi piedi erano cedute e così era rimasto appeso al nodo scorsoio, impiccato, ed adesso il suo corpo penzolava nel vuoto apertosi tra le assi sotto i suoi piedi, oscillando quasi al centro della stanza, appeso alla trave dalla quale ora proveniva l'identico cigolìo che Arthur ed Edith Mac Cormack avevano udito per la prima volta la sera precedente.



di Plaisir