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Nè morto nè vivo il vampiro viola le regole elementari della vita e della morte.
Lo si può comparare, come lo sciamano, ad un intermediario, un legame fra gli spiriti e gli uomini, un iniziato ai segreti dei morti e dei viventi.
Se il tuto universale è un sistema posto nello spazio tempo tridimensionale (larghezza, lunghezza, profondità e passato, presente, futuro) così come quello che regge la nostra percezione umana, l'infinito è un concetto molto difficile, impossibile da concepire in quanto tale: il vampiro si colloca come un delicato compronesso tra questo ed il nostro universo sottomesso al passaggio del tempo ed alle leggi fisiche dello spazio.
Il vampiro oltrepassa i limiti umani con la sua immortalità che trascende il tempo nelle sue tre dimesionsioni e con i suoi poteri (l'essere polimorfo, la capacità di volare, la sua impressionante forza fisica) che si beffano delle leggi spaziali convenzionali.
Egli rappresenta una sorta di superuomo, un semi Dio, un condensato del tutto universale: uno spirito elevato. Per i cinesi e per i maya è una sorta di Sfinge che possiede un sapere superiore e divulga i suoi insegnamenti iniziatici che ha egli stesso appreso durante la sua prova.
La principale difficoltà che incontra il vampiro di fronte a questo paradosso è che di tutto questo egli non sa che farsene.
Di tutto il suo potenziale energetico e spirituale egli non sa come viverlo.
La sua elevazione spirituale è destinata a risolversi in una drammatica opposizione all'esistenza stessa in quanto unica forma transitoria di vita, oppure in un caotico ritorno ad una visione dell'esistenza basata sugli istinti primordiali che non è mai un progresso ma che rappresenta sempre un suo limite essenziale.
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