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Torniamo ora alla paura iniziale, quella che nutre tutte le altre: la paura della morte.
Il complesso di Faust, l'eterna giovimezza che rifiuta l'invecchiamento che porta alla morte.
Oltre la paura della notte, la paura del nulla ha terrorizzato gli uomini.
Per esorcizzare questo aspetto terrificante della vita, essi hanno popolato l'aldilà di ogni sorta di cose: paradiso, inferno, reincarnazione, esseri soprannaturali, che rappresentano comunque sempre dei palliativi rispetto a questa forma di terrore.
Ed allora che i defunti non sono più semplicemente persone che scompaiono ma la loro memoria li rende forse ancora più viventi di prima.
Normalmente una volta che l'anima è destinata a sopravvivere in eterno, il corpo non deve che essere sepolto e lasciato al suo ciclo naturale.
Ma i miti che ci riportano le figure dei non morti hanno spesso costituito una realtà nell'immaginario collettivo: vissuti nelle superstizioni come terribili maledizioni hanno visto anch'essi il sorgere di altre figure esorcistiche frutto a loro volta di proiezioni inconsce.
E' così che esseri come i cacciatori di vampiri hanno assunto la loro funzione liberatrice.
Al di là del mito vi sono dei casi reali di vampirismo. In questo scenario due ruoli sono possibili: vittima o carnefice.
La psichiatria ha rilevato dei soggetti in cui il desiderio di vivere non controllato o non accettato, ha causato una sindrome autodistruttiva (perdita di forze, sintomi di malattie, ecc.) in cui i detti soggetti costruivano e proiettavano un proprio nemico causa del loro malespesso identificato come un vampiro.
In altri soggetti è invece stata rilevata la così detta sindrome di Renfield, un caso estremo in cui il malato perde qualsialsi distinzione tra il sogno e la realtà credendo di aver bisogno di assorbire delle vite o del sangue per sopravvivere.
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