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Il vampiro è mosso dalla sete, di cui rappresenta una delle più forti incarnazioni, nello stesso modo in cui il lupo mannaro rappresenta l'incarnazione della fame.
Entrambe queste figure obbediscono al loro primordiale ed atavico bisogno, alla loro pulsione vitale, capace di far regredire l'uomo allo stadio di animale.
Questi istinti governano tutte le loro azioni.
La violenza ad esempio, è sottintesa come caratteristica del vampiro.
Tutto in esso sembra essere più forte rispetto alle medesime qualità riscontrabili in un uomo: la forza, il fascino, la volontà ecc. ecc.
Egli rappresenta la tentazione a cui non possiamo resistere: il vampiro impone la sua volontà alle vittime e libera le loro coscienze dalla colpa di aver ceduto a qualcosa che in realtà speravano, anche se considerata malvagia.
E gli serve come proiezione per quelle pulsioni da cui si rifugge o che normalmente vengono rifiutate.
La sete che spinge il vampiro ad insidiare una creatura vivente, non importa di quale sesso essa sia, non è altro che la forza e l'urgenza delle pulsioni represse non importa se etero o omosessuali di una società repressiva.
Combattendo la sua natura il vampiro finisce per abortire la perversione sessuale: il suo insinuarsi nel corpo della vittima è un violarla puro e semplice che prescinde la tradizionale concezione del sesso.
Diversi infatti sono figure della mitologia come la succube babilonese Lilith la quale, madre dei demoni e dei vampiri, traeva enormi benefici anche dalle energie sessuali.
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