Il mito del vampiro ha anche un'altra chiave di lettura una sorta di nevrosi ossessiva compulsiva nei suoi rituali.
Il vampiro deve tassativamente sottrarsi alla luce solare per essere libero soltanto durante le ore notturne o in assenza di sole, la pena per la trasgressione è la morte per incenerimento. Il vampiro, secondo la tradizione Stockeriana, è un non-morto che deve riposare nella sua terra natale, infatti nel romanzo partendo per l'Inghilterra come bagaglio avrà soltanto casse di terra.
Il vampiro per mantenere lo stato di vita-non-vita si nutre della vita altrui ed è condannato alla solitudine per l'eternità, avendo perso l'essere che più amava.
Il vampiro non da alle sue amanti un bacio d'amore, il bacio vampirico è un morso, è l'espressione di potere del predatore sulla sua vittima. Un morso che lascia il suo segno, al di là della vampirizzazione, Due piccole trafitture sul collo dalle quali sarebbe impossibile succhiare il sangue realmente, ma che fanno del gesto un simbolo.
Il vampiro non riposa in un letto ma nella bara, egli non è più un essere vivente ma soltanto uno sterile involucro, un simulacro di uomo, degno soltanto di un sarcofago che lo contenga. Quindi tutte queste ossessioni servono a mascherare il senso di perdita dell'amato bene: suicida, quindi non degna del paradiso, Elisabetta che sfugge ad ogni possibilità di redenzione.
Queste ossessioni compulsive non danno tregua al vampiro ne a coloro che diventano sue vittime, la scia diventa interminabile, i rituali diventano dei must imprescindibili da eseguire cronologicamente in modo preciso ed inderogabile.
Il suo piacere è quello di cercare il "piacere" da amanti pericolosissimi che lo usino, puniscano fino alla ricerca sempre più pressante che "lo condanni" per il male che ha dentro di se. Dracula, il vampiro di B. Stocker, cerca la dannazione e la punizione suprema dando lui stesso, con le sue ossessioni compulsive, la chiave per la sua distruzione: Mina, la donna che tanto rassomiglia alla sua amata che lo distruggerà.