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Il mito del vampiro, dell'ombra oscura e malvagia della notte, dello spirito inquieto che torna dalla tomba trova terreno fertile anche nella stessa Chiesa, che bolla come interdetti al riposo eterno i suicidi ed i bimbi non battezzati.
Questi sventurati esseri una volta morti diventavano, nella credulità popolare, spiriti maligni che si reimpossessavano del proprio cadavere per compiere ogni sorta di nefandezza.
All'incirca nel 1645, infatti, nell'Europa orientale si era diffusa la convinzione che le persone la cui vita "immorale e depravata" era stata oggetto di scomunica da parte di un alto prelato sarebbero state condannate a tramutarsi in vampiri.
La Chiesa stessa ed i perbenisti, quindi, non fecero altro che alimentare tali dicerie nel tentativo di porre una moralità.
Anche le stesse streghe o stregoni non avevano da morti un trattamento diverso anche per loro il diventare vampiro era assicurato.
Queste salme venivano già sepolte in luoghi sconsacrati, ed erano quindi alla mercè delle forze del male.
In definitiva tutti colori i cui comportamenti violavano la moralità o la pubblica decenza venivano condannati al vampirismo.
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