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8. Alcune ipotesi
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Dopo queste riflessioni potremmo chiederci se la focalizzazione delle gratificazioni nella zona orale non sia connessa ad una forma di regressione. In tal caso la gratificazione che si ricerca attraverso vari comportamenti (mangiare, fumare, baciare) potrebbero essere un tentativo di riportare indietro le lancette dell'orologio, per andare a ritroso nel sentiero della nostra evoluzione psicosessuale per ricercare quelle gratificazioni che, in gran numero, come una interminabile tempesta sensoriale, hanno segnato la direzione dello sviluppo psicosessuale dell'individuo. Un periodo di tempo troppo lungo passato a succhiare il latte dal seno materno potrebbe, quindi, rappresentare una ineguagliabile fonte di gratificazione ed in tal caso si sarebbe condannati all'insoddisfazione, alla sete eterna.
Nel caso in cui la gratificazione del succhiare ci sia stata negata in tenera età (svezzamento precoce), l'elezione della zona orale a propria fonte di stimolazione primaria potrebbe essere un tentativo di compensare questa mancanza originaria. Anche in questo caso il destino è una eterna ricerca, un eterno naufragare in balìa dei venti delle sensazioni, nel vano tentativo di ritrovare quel piacere che mai si è provato in tenerà età e che mai potrà più essere sperimentato in maniera così totale ed assoluta. Solo un bimbo può completamente obliarsi nell'atto del succhiare perché esso è ancora solo un essere la cui funzione specifica e precipua è quella del succhiare. Quindi anche in tale caso la sete eterna è destinata a non essere placata.
Si potrebbe obiettare che il vampiro trae gratificazione non dal succhiare, ma dal mordere. Qui ovviamente avrebbe rilevanza l'analisi del passaggio dalla fase orale alla fase anale-sadica. Il vampirismo allora potrebbe esprimere un rifiuto di ciò che è intorno a sé manifestato attraverso l'atto del mordere, con tutte le valenze distruttive che esso possiede. Il mordere non è un semplice rifiuto ma è un attacco all'oggetto che è in grado di suscitare in noi dispiacere. Allora il morso sarebbe connesso alla volontà di distruggere ciò che ci disgusta.
Rilevante è anche il rimando concettuale alla volontà di potenza tipica del sadismo. Il mito del presunto potere di fascinazione del vampiro e la sua capacità e bisogno di dominare ciò che è intorno a lui, può trovare la sua origine proprio alla fonte del sadismo: pur dispiegandosi nella fase anale, esso trova la sua origine nell'ultimo stadio della fase orale, ossia nella fase della prima dentizione.
Ma il desiderio di azzannare, di mordere potrebbe anche connettersi al caso dello svezzamento precoce: avvertendo inconsciamente un "tradimento originario" da parte dei propri simili, l'individuo potrebbe non limitarsi a diffidare di coloro che lo circondano ma potrebbe pensare di aggredire gli altri, azzannare coloro che non hanno provveduto, durante la sua prima infanzia, ad offrirgli un opportuno livello di gratificazione. Quindi attraverso il morso, ancora una volta, si esprimerebbe la volontà di distruggere l'oggetto fonte di dispiacere. Possiamo quindi pensare che sia un tipo di rivalsa o di vendetta per il "tradimento originario" che potrebbe ritenersi la base della personalità del vampiro, quasi un peccato originale irredimibile.
Ancora, si potrebbe obiettare che il morso del vampiro è effettuato con gli incisivi e non con tutti i denti di entrambe le arcate dentarie.
In questo caso si possono riscontrare delle analogie con il primo atto sessuale: i canini penetrano nel corpo di una donna ancora illibata e dai buchi lasciati sul collo della donna escono gocce di sangue. Col morso la donna diviene un essere che non potrà più tornare quello di prima. E' un salto irreversibile e senza ritorno, come la perdita della verginità.
Questa analogia dovrebbe essere approfondita affondando le mani nell'analisi dell'inconscio collettivo alla cerca di archetipi cui poter attingere per fornire la giusta chiave di lettura di queste strutture simboliche originarie.
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