Analizzando sia il folklore che la produzione letteraria sui Vampiri noteremo che due sono le caratteristche portanti dell’iconografia vampirica: la prima e’ il loro essere Non Morti, o quantomeno spettri, come avviene nella loro rappresentazione orientale, africana e indiana.
Abbiamo a che fare con creature sfuggite alla morte ma nel contempo non piu’ vive, ridotte ad uno stato molto simile alla tossicodipendenza dal bisogno di sangue, di anima o di ka, a seconda del mito che analizziamo.
La seconda caratteristica e’ proprio tale mostruosa dipendenza.
Essi sono, a tutti gli effetti, dei Mostri: nulla di umano resta in loro e il loro stesso bisogno li rende totalmente inadatti alla societa’, occidentale o meno. Posti dai loro doni e dalla loro forza all’apice della scala evolutiva, rappresentano l’epitomo del predatore ultimo.

Le prime rappresentazioni che la letteratura occidentale ci offre di queste creature sono molto vicine a quanto sopra detto: il Vampiro di Polidori o il Dracula di Stoker sono concentrati di male puro e intrinseco, perche’ solo male possono portare. Sono metafore di comportamenti con implicazioni piuttosto freudiane e atipiche per la societa’ vittoriana, ma sono anche, e principalmente, feroci macchine di morte, guidate primariamente dal principio di piacere e dall’istinto di sopravvivenza.
In sintesi, Mostri.

Interpretazioni letterarie piu’ moderne, quali quella della Rice, per citare una delle piu’ popolari, si discostano notevolmente dall’archetipo letterario classico.
I seminatori di male e morte diventano buffe creature da operetta, caricature poco credibili di Dracula che si aggirano con modi ottocenteschi nelle strade di oggi, preda di sentimenti e sensazioni da adolescenti e in balia di desideri piu’ erotici che di mera sopravvivenza.
Nel popolare gioco di ruolo della white wolf essi sono addirittura tantissimi, hanno costruito una loro parasocieta’, poco credibilmente inserita in un ancor piu’ vasto contesto di creature leggendarie noto come world of darkeness, ma che potremmo anche, piu’ semplicemente, chiamare zoo.
Insomma, il vampiro diventa seducente, quasi simpatico e finisce per umanizzarsi, perdendo cosi’ il suo fascino originale, in un processo simile a quello che ha reso il Mostro Hannibal Lecter un simpatico dottore che punisce solo chi gli ha fatto del male.

L’immaginario collettivo castra la natura del vampiro perche’socialmente inaccettabile, perche’ natura di Vero Mostro.
Lo riveste di panni e sentimenti umani per renderlo meno temibile, e nel contempo lo dota di un fascino irresistibile, della bellezza di Cruise e Pitt, di emozioni che anche noi mortali possiamo condividere, giustificando cosi’ la nostra morbosa attrazione vero il Vero Mostro attraverso contenuti socialmente normali.
Temiamo il Mostro, ma nel contempo esso ci attira inesorabilmente e ci costringe a travestirlo da altro da se per poterlo ammirare e desiderare, come dire, di nascosto.
Ed e’ questo, probabilmente, il vero seducente abbraccio del vampiro.

Randall