Quando il tempo mi annunciò

“figlia mia devi andare per il mondo a contemplare questo grande giardino per mio conto” decisi che l’unica via per fare da osservatore del tempo fosse percorrerlo nell’oscurità poi di giorno troppa confusione annebbiava la mia vista quello che per loro era un giorno per me era una frazione di secondo, non vedevo i colori, a cosa mi serviva la luce del sole? decisi di divenire umana tutto andava veloce, ma dovevo nutrirmi di loro per comprenderli, così facendo divenni, divoratrice di umani, notturna creatura…e il tempo mio padre per punirmi mi donò l’immortalità e l’impossibilità di vedere gli altri miei simili, inviati del tempo che gli umani chiamano angeli

Isabella Rosacroce