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Le Arpie
La parola arpia deriva dal greco arpazo, ovvero "rapisco".
Figlie di Echidna e Tifeo, erano tre sorelle: Aello ("tempesta"), Ocipete ("colei che vola rapida") e Celeno ("oscura", con riferimento alle nubi tempestose) (quest'ultima, secondo Omero si sarebbe chiamata Podarge "pič veloce").
Si credeva fossero le portatrici della vendetta divina e che volassero con la rapiditā delle tempeste.
Erano le "furie" del mare, rapivano i naufraghi, sucessivamente vennero dipinte come divinitā infernali che rapivano le anime dei morenti.
Rappresentate fino al petto come donne bellissime poi hanno il corpo di uccello, in altre legende sono vecchie con i seni cadenti.
Sono presenti in numerosi classici della letteratura.
Odissea:
"ecco che le fanciulle le Arpie rapirono in aria,
e in balia delle Erinni odiose le diedero."
Eneide:
"Strofadi grecamente nominate
Son certe isole in mezzo al grande Jonio,
Da la fera Celeno e da quell'altre
Rapaci e lorde sue compagne arpie
Fin d'allora abitate..."
sempre Eneide:
"Altro di queste
Pių sozzo mostro, altra pių dira peste
Da le tartaree grotte unqua non venne.
Sembran vergini a' volti, uccegli e cagne
A l'altre membra; hanno di ventre un fedo
Profluvio, ond'č la piuma intrisa ed irta,
Le man d'artigli armate, il collo smunto,
La faccia per la fame e per la rabbia
Pallida sempre, e raggrinzita e magra..."
Orlando Furioso:
"Erano sette in una schera, e tutte
Volto di donne avean pallide e smorte,
Per lunga fame attenuate e asciutte
Orribili a veder pių che la morte:
L'alaccie grandi avean deformi e brutte,
le man rapaci, e l'ugne incurve e torte;
Grande e fetido il ventre, e lunga coda
Come di serpe che s'aggira e snoda..."
Divina Commedia (inferno):
"Ali hanno late, e colli e visi umani,
pič con artigli, e pennuto l'gran ventre;
fanno lamenti in su li alberi strani..."
Regina delle fate:
"le infernali Arpie, profetesse di un triste destino"
Paradiso riconquistato:
"con suono d'ali di Arpia e strepito di artigli"
(scomparve il banchetto di Satana)
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