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Figlia di Lorenzo II de Medici duca di Urbino, ultima discendente diretta e legittima di Lorenzo il Magnifico, andò in sposa nel 1533 a soli 14 anni a Enrico II d'Orléans, futuro re di Francia. Dopo la morte del marito e del figlio Francesco II, fu reggente al posto del figlio Carlo IX, ancora troppo giovane, dirigendo la politica francese. All’inizio adottò una politica di equilibrio tra ugonotti e cattolici, nel tentativo di appianare le lotte religiose. Commise però l'errore di sottovalutare la forte spiritualità che animava i partiti cattolico e ugonotto, e questo errore portò alla tragica notte di S. Bartolomeo (24 agosto 1572) in cui gli ugonotti furono massacrati. Tali eventi turbarono ancor più il paese, e resero la regina assai impopolare.
Ma non ricordiamo Caterina solo per il ruolo, non marginale, che ebbe nella strage. Il suo inserimento alla corte di Francia fu assai difficoltoso, perché dovette se non farsi amare, quantomeno farsi tollerare dai nobili che poco gradivano la presenza di quella italiana imposta al loro re dal Pontefice, mal tollerando il doversi inginocchiare di fronte ad una nobile di basso rango.
Caterina conosceva il proprio punto debole: le sue origini. Ma possedeva altre grandi qualità: l'intelligenza, l'accortezza e una rara capacità di dissimulazione. Conosceva il riserbo, l'autocontrollo, l'arte di blandire. Era esperta in complimenti e carezze. Dolcezza, modestia e persino senza mai commettere l'errore di vantarsi del proprio rango.
Solo la bellezza le mancava, ma ella affascinava, comunque, per l'amabilità della sua conversazione e della sua cultura : musica, poesia, pittura, scultura e anche l'architettura, e sapeva di greco e di latino.
Pare che anche la magia fosse tra queste conoscenze. Si dice che durante il periodo iniziale del suo matrimonio, quando ancora non era regina, per paura di essere ripudiata a causa della sua presunta "sterilità", si affidò alla superstizione e alla magia, ingurgitando le più strane pozioni che alchimisti e negromanti le consigliavano e circolando nei palazzi reali, con un sacchetto a appeso al collo, contenente ceneri di rana e testicoli di maiale. Probabilmente funzionò, visto che mise al mondo una nutrita prole.
I protestanti descrissero Caterina come una figura ambigua e spietata, addirittura la associarono a pratiche stregonesche e messe nere. Ella si circondava di giovani donne tutte senza scrupoli e moralità, dedite alla magia nera. La regina era la loro maestra e per lei dimostravano un fanatismo che rasentava la follia. Si radunavano nelle notti di luna piena, in una chiesetta abbandonata nella periferia di Parigi e li celebravano i loro riti che culminavano in un orgia sfrenata.
Nella Cappella di San Domenico nel palazzo reale un assassino assale Caterina. Il sicario alza un pugnale pronto a sferrare il colpo, ma un istante prima di abbassare la lama incrocia lo sguardo acuto di Caterina, solo qualche istante ma sufficiente... La lama colpisce la dama di compagnia uccidendola. Questa era una traditrice, infatti fu proprio lei a permettere all'assassino d'introdursi nella Cappella per uccidere Caterina.
Caterina fece anche la fortuna di Nostradamus. Volle conoscerlo e l’astrologo le predisse la fine del marito Enrico II. Dopo quella profezia, Nostradamus venne mandato a Parigi con l’incarico di consigliere di corte.
Non solo magia nera ed efferatezze; Caterina determinò anche un cambiamento decisivo nella cucina francese. I suoi gusti raffinati e la sua arte culinaria (che ancora oggi delizia le nostre tavole) determinarono il suo potere a corte. Gran mangiatrice, la regina si faceva servire a tavola da cortigiane, mezze nude e coi capelli sciolti, come spose alla prima notte di nozze.
Ella riuscì ad imporre l’uso della forchetta (già usata da tempo alla corte di Firenze) e ebbe il merito di portare con se dall’Italia (meglio “prelevare”), l’unico italiano che avrebbe potuto competere con i cuochi francesi in quel periodo, un pollivendolo di nome Ruggeri che con la sua invenzione si attirò le ire di questi ultimi (i quali lo malmenarono per invidia), ma per la quale noi oggi ancora lo ringraziamo: il gelato.
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