Oswald Wirth, vissuto tra la seconda metà dell'ottocento e i primi del novecento, fu un famoso e celebre occultistaoltre ad essere un affiliato alle principali società segrete.
Partendo dalla base di quelli che sono considerati i Tarocchi più famosi: i Tarocchi di Marsiglia; Wirth ne creò una notevole elaborazione, soprattutto per quanto riguarda la correzione degli errori presenti in questo tarocco, la giusta attribuzione dei colori e i singoli particolari delle figure.
Il risultato che ne ottenne fu quello di un tarocco altamente significativo dal punto di vista esoterico e altrettanto valido per la pratica della cartomanzia.
Su ciascun arcano maggiore è riportata l'attribuzione di una lettera ebraica, secondo lo schema ideato da Eliphas Levi.
Secondo molti, Wirth ebbe il merito di saper recepire e sintetizzare il pensiero ed i principi delle più importanti correnti iniziatiche massoniche. Se ne servì per l’interpretazione dei segreti della Grande Opera, dedicandosi allo studio dell’Alchimia, della Cabala e dei Tarocchi.
Oscar Wirth, per il quale il simbolismo era un valore universale, tentò di ricondurre l’insegnamento delle varie scuole esoteriche ad una comune matrice, questo tramite l’impiego di una simbologia comune, derivata direttamente dai concetti archetipici del pensiero magico.
Oswald Wirth scrisse quello che è considerato uno dei migliori testi sui Tarocchi in cui definisce l'arte della divinazione come una sorta di sacerdozio.
Tale definizione è realistica se considerata che la persona che esercita la divinazione deve sentirsi il "mediatore", “mezzo”, “tramite” e “strumento” di tale capacità.
Un sacerdote lo è: nel momento in cui compie il rituale, la potenza dello stesso lo avvince e lo coinvolge al punto di riuscire quasi ad annullare la sua stessa personalità.