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Già Virgilio nell'Eneide parla di questa figura: "Vividi gaudens Feronia luco" (VIII,800), ed anche Orazio la nomina nelle sue Satire " Ora manusque tus lavimus, Feronia, lympha".
Secondo il popolo etrusco Feronia era l'Alba, o meglio l'attimo prima dello spuntar del sole, e non solo era anche considerata la Dea del commercio.
In età etrusco-romana infatti le venivano tributate moltissime offerte che venivano accumulate nel tempio a lei dedicato, un enorme tesoro di oro ed argento che venne raziato dai soldati di Annibale.
Gli schiavi liberati, i poveri romani ed i liberti le destinavano offerte, era considerata la loro protettrice.
La figura di Feronia però inizia ad assumere dei connotati più simili a quelli di Persefone, la signora degli inferi, che si aggira al calar del sole.
Un'altra caratteristica di questa divinità era quella di elemosinare, se un povero non poteva darle nulla ed aveva il cuore puro al suo ritorno a casa, al calar della sera avrebbe trovato doni e cibo. Se al contrario non le dava nulla ed era ricco e dal cuore nero ella lo malediva ed egli avrebbe avuto soltanto sventure.
In tempi più recenti e nelle attuali tradizioni popolari toscane Feronia è "ridimensionata" a strega folletto, patrona dei mercati.
Anche in questa visione contadina però ella si aggira sul far della sera chiedendo la carità e se i contadini non le fanno offerte ella li punisce facendo impazzire il bestiame ed i figli.
Sia nella figura storica di Feronia sia nella tradizione contadina questa entità è amica dei poveri, degli schiavi e di tutti coloro che soffrono mentre è spietata e vendicativa verso coloro che si rivelano avidi e crudeli.
Nel poema Feroniade di Monti Feronia è la piccola dea silvana regina delle viole che vaga per valli e foreste, una ninfa leggiadra che ingentilisce i boschi.
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