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Tratto dall'Odissea:
"Compagni miei, c'è una lì dentro che tesse una tela
e dolcemente canta, che tutta n'echeggia la casa,
non so se donna o diva: su, diamole presto una voce".
Subito Circe aperse le fulgide porte, sortì fuori,
e l'invitò. Tutti quanti le tennero incauti dietro:
solo Euriloco fuori restò, che temea qualche inganno.
Circe, condottili dentro, su seggi e su troni li assise,
cacio per essi intrise con miele dorato e farina,
con vin di fiamma; e filtri maligni mescé nell'intriso,
ché della terra nativa ricordo nei cuori non restasse.
Ora, poi che Circe ebbe offerto, quegli altri ingoiato l'intriso,
li colpì con una verga, li rinchiuse dentro il porcile;
e già di porci avevano le setole, muso, grugnito,
tutto l'aspetto: soltanto la mente era quella di prima.
Furon così rinchiusi, che urlavano, piangevano; e Circe
ghiande per cibo ad essi gettò, corniole, lecciole,
tutte vivande dei porci, che sempre grufano a terra.
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Circe: colei che tramutava gli uomini in porci, la maga dell'isola di Eea; ma non solo, essa viene anche menzionata da Virgilio nell'Eneide come Dea.
Di qui si ode il rabbioso lamento dei leoni
che si ribellano ai ceppi e ruggiscono nella notte fonda,
e setolosi porci e orsi nei recinti infuriare,
e grandi forme di lupi lanciare ululati.
Uomini furono, che la crudele dea Circe con erbe
potenti li aveva mutati in ceffi e dorsi di fiere.
Perché i pii Troiani non soffrissero questi prodigi,
sospinti nel porto, e non approdassero alle terribili sponde
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Ancora nella mitologia romana si trova questa affasciante seduttrice: rifiutata da Pico, innamorato di Pomona, lo mutò in picchio.
Una maga, una strega che utilizza il suo potere per sedurre gli uomini, i mortali e se questi non soddisfano le sue brame ella li muta in animali.
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