A San Pietroburgo, i ricercatori dell'Università Tecnica stanno cercando di rispondere a una domanda antica come l'umanità: resta qualcosa di noi dopo la morte?
Le religioni di tutti i tempi hanno sempre risposto di si, data la speranza che l’essere umano ha di essere, in qualche modo, immortale.
Alla morte di un individuo la scienza si è sempre dovuta fermare al limitare dell’ultimo respiro, semplicemente perché non c’era modo di andare oltre con le prove sperimentali. Ma con il progresso fisico-medico degli ultimi anni sappiamo che si può andare oltre, adesso abbiamo ottenuto l'evidenza sperimentale dell'attività del corpo umano almeno per alcuni giorni dopo la morte.
“Qui il confine tra scienza e esoterismo diventa sottile, ma dobbiamo resistere alla tentazione, che io stesso provo, di lanciarsi nell'ignoto”. Chi commenta così è Ghennadij Nikolaevic Dulnev, il direttore del "Centro di Tecnologia enegetico-informativa" dell’Universià di San Pietroburgo.

Partendo dalla diagnostica si suppone da tempo che il corpo umano emetta un campo (CEI) contenente una vasta quantità d'informazioni sullo stato dell'individuo, sulle sue caratteristiche biologiche, psichiche, ereditarie, e quindi anche sul suo stato di salute. I test in questi ultimi anni sono stati volti a scoprire in quali tempi si affievolisce e scompare, dopo la morte, il “Campo Energetico-Informativo” che circonda l'individuo.
Il "campo" non scompare. Non solo, a quanto sembra l' "emissione", tra l'altro, ha un rapporto con le "modalità della morte". Per esempio: i defunti per vecchiaia fanno registrare un graduale indebolimento del "segnale" nelle prime 48 ore dopo il decesso.
Ma esso si stabilizza e permane, seppure debole, anche oltre. Altro esempio: i decessi per incidente o per cause improvvise. In questo caso si registra un brusco aumento del "segnale" nelle prime venti ore, seguito da un'altrettanta brusca caduta, fino a un livello stabile e debole. Il terzo esempio è il più inquietante. Riguarda i decessi in condizioni di acuta sofferenza, in seguito ad assassinio, violenze fisiche. Qui l'emissione post mortem ha un andamento irregolare che si prolunga per l'intero periodo di osservazione (finora per i cinque giorni successivi alla morte) e non registra alcuna stabilizzazione (esplosioni d'intensità cui fanno seguito cadute improvvise).
In particolare i suicidi mostrano un andamento delle emissioni talmente convulso da poter essere distinto da tutte le altre cause di morte.

Balza agli occhi una serie di immediate conseguenze. Il corpo del defunto "trasmette" informazioni che "ricordano" gli ultimi istanti della vita, e questa informazione persiste indipendentemente dall'allontanarsi dal momento della morte. Il campione di cadaveri su cui tali esperimenti sono stati condotti poteva essere studiato “soltanto” per 5 giorni dopo la morte, date le leggi sulla medicina legale. Non abbiamo notizie quindi dell’andamento del CEI oltre il quinto giorno dalla morte.

Le nostre attuali apparecchiature misurano massa, energia, impulsi, non questo campo. Ma ora sappiamo che possiamo entrare in contatto con esso, rilevarne l'esistenza e captare una microscopica parte dell'informazione che esso contiene o rappresenta. Attorno a noi c'è un'altra realtà che finora abbiamo considerato supernaturale, soprannaturale. Forse lo è, forse non lo è. Ma c'è.