"Ave Caesar, morituri te salutant"

Ai tempi dell'antica Roma era consuetudine recarsi al Colosseo per assistere agli spettacoli dei gladiatori.
I gladiatori erano reclutati fra gli schiavi, i prigionieri di guerra o persone indigenti; spinti verso questa pericolosa attività, nutrivano la speranza di divenire ricchi e famosi.
Le attività che anticiparono i combattimenti tra gladiatori, attraverso celebrazioni e riti di carattere religioso e sacrificale umano, prima che nell'antica Roma apparvero nelle civiltà etrusca, greca, egizia e mesopotamica.
Furono comunque gli Etruschi ad esportare questa loro usanza nel sud dell'Italia, quindi le origini romane dei combattimenti tra gladiatori vanno fatti risalire alle tradizioni etrusche.
Nelle città di Ercolano, Capua, Pompei e Nocera, in virtù del benessere economico dei loro cittadini, i combattimenti tra gladiatori trovarono terreno fertile per il loro sviluppo.
A Pompei sorse una delle più importanti scuole gladiatorie (ludi).

A Roma l’imperatore Claudio gradiva gli spettacoli sanguinari, così come Augusto, che offrì un combattimento che durò otto giorni e al quale parteciparono 10.000 gladiatori.
Nel Colosseo i gladiatori combattevano contro fiere o contro altri gladiatori.
Alla fine di tali combattimenti, vi erano dei servi addetti alla rimozione dei cadaveri dall'arena. Essi erano dotati di uno stiletto per dare il colpo di grazia ad eventuali gladiatori moribondi.
I corpi dei gladiatori morti, venivano portati in una sala situata sotto l'arena del Colosseo.
Era fiorente il commercio di sangue di gladiatore.
Si credeva, infatti, che il sangue di gladiatore procurasse forza ed energia.
Era ritenuto che il sangue possedesse proprietà curative e curasse in modo particolare l'impotenza.
Era espressamente prescritto di berne, per fare in modo che le sue proprietà sortissero i loro effetti benefici in modo più diretto.