Andrei Romanovic Chikatilo nacque il 16 Ottobre 1936 a Yablochnoye, un piccolo villaggio contadino ucraino, all'età di 5 anni, la madre raccontò ai due figli che durante la grande fame in Ucraina il fratello maggiore Stephan fu rapito e mangiato.
Probabilmente la cosa non era vera, dal momento che non sono mai esistiti certificati di nascita di un fratello, ma la tragica e violenta storia ebbe molto peso nella vita di Andrei.
A causa dei sui modi gentili da sembrare effeminati, Chikatilo aveva pochi amici ed era costantemente oggetto di scherno, all'età di sedici anni era l'editore del giornalino scolastico e fu nominato portavoce politico, ruolo che gli diede un certo prestigio.
Mentre la sua vita politica si sviluppava, i rapporti sociali erano inesistenti, specialmente con le ragazze.
Quando compì 18 anni, Chikatilo si iscrisse all'Università di Mosca nella facoltà di giurisprudenza, ma fallì miseramente il test d'ingresso. Maturando, prese confidenza con l'altro sesso, ma i primi tentativi di un rapporto completo fallirono. Nella convinzione di essere impotente, diventò ossessionato dalla masturbazione.
Qualche anno conobbe una ragazza di nome Fayina la profonda relazione si concluse con un matrimonio nel 1963, la coppia ebbe due figli: nel 1965 nacque una bambina: Lyudmilla, e nel 1969 un maschio: Yuri.
Si iscrisse con successo ad un corso per corrispondenza con la Rostov Liberal Arts University e nel 1971 ricevette una laurea in Letteratura Russa, Ingegneria e Marxismo-Leninismo.
Andrei inizio quindi la sua carriera di insegnante presso la scuola professionale No. 32 a Novoshakhtinsk, cominciò a guardare di nascosto nei bagni delle ragazze e dei ragazzi. Quando i genitori degli studenti cominciarono a lamentarsi, Chikatilo fu costretto a cambiare scuola.
Nel nuovo istituto gli venne assegnato l'incarico di sorvegliare il dormitorio maschile, sorpreso mentre provava a fare del sesso orale con un ragazzo addormentato, fu attaccato dai ragazzi più grandi e malmenato pesantemente. L'episodio non fu divulgato immediatamente alle autorità, per la paura che l'increscioso comportamento di un insegnante potesse ritorcesi contro l'istituto.
Nel 1978 Chikatilo trasferì la propria famiglia a Shakhty ed acquistò una capanna, la "casa segreta", vicino ad un fiume e lì uccise la sua prima vittima, Lena Zakotnova.
Durante questo primo omicidio commise due errori: il sangue della vittima macchiò la soglia della porta e lasciò le luci accese.
Grazie a Svetlana Gurenkova, una passante che aveva notato la bimba in compagnia di uno strano uomo la polizia riuscì a disegnare un identikit.
Rintracciato come proprietario della capanna Andrei la polizia lo interrogò ma l'alibi fornito dalla moglie lo fece liberare.
Chikatilo continuò ad insegnare fino a quando non fu licenziato nel 1981. Da allora cambiò alcuni lavori sempre seguitando la sua doppia vita di padre di famiglia e lavoratore e di spietato serial killer.
Era quasi impensabile, e quasi inconcepibile per lo stato sovietico che il fenomeno degli omicidi seriali fossero presenti anche sul loro territorio eppure il numero dei corpi e l'efferatezza con i quali erano stati martoriati lo dichiaravano apertamente. Chikatilo giunse a divorare parte dei cadaveri. La polizia sovietica dovette rassegnarsi all'idea che anche nel loro stato i serial killer fossero presenti e quindi aprì un nuovo ufficio speciale del governo chiamato "Divisione Speciale di Crimini Seriali" che indagava sugli omicidi il cui capo era Victor Burakov: furono interrogati più di 150000 persone.
Le indagini si intensificarono ulteriormente, la polizia era in cerca di risposte, ma intanto il numero di morti aumentava, da gennaio a settembre furono commessi 15 omicidi, 11 dei quali durante il solo periodo estivo.
Finalmente il cerchio si strinse attorno ad Andrei e la polizia dopo averlo seguito ed osservato lo fermò per perquisirlo trovandogli: una corda, un barattolo di vaselina e un coltello con una lunga lama.
Normalmente la custodia per un sospetto è di sole 72 ore, ma nel caso di Chikatilo gli inquirenti avevano bisogno di più tempo, così decisero di incriminarlo per "maltrattamento di donne in luogo pubblico".
Questo escamotage concesse loro 15 giorni di tempo, durante il quale scoprirono anche alcuni furtarelli sul lavoro e quindi la detenzione si allungò ulteriormente ma senza che le indagini circa il serial killer portassero a nuovi sviluppi o meglio a sviluppi "probatori". Saltò infatti fuori l'episodio della scuola e l'uso che l'uomo faceva della sua "casa segreta" ma la prova più importante quella del DNA diede esito negativo: il mostro di Rostov era del gruppo "A" ma gli antigeni "B" erano assenti.
Incredibilmente poi gli oggetti rinvenuti ad Andrei durante l'arresto erano stati smarriti, quindi al termine della pena Chikatilo fu rilasciato.
Riuscì a trovare un altro impiego presso una fabbrica di locomotive presso Novocherkassk e ricominciò nuovamente ad uccidere.
Nell'aprile del 1988 accanto al corpo della vittima fu rinvenuta l'impronta di una scarpa di taglia 43-44 ben visibile dietro di esso.
Quando la polizia scoprì i corpi, molti di essi avevano delle parti mancanti, molte ragazze erano senza utero e capezzoli, e i maschi con i genitali tagliati o in alcuni casi morsi.
Il cerchio si stava per chiudere, ma andrei Chikatilo fece in tempo a mietere un'altra vittima, una ragazza ventiduenne, Svetlana Korostik, che seguì l'uomo in un bosco nei pressi della stazione di Leskhoz e venne picchiata, pugnalata e mutilata; inoltre le mangiò la lingua ed entrambi i capezzoli.
Al ritorno in stazione di Chikatilo, Igor Rybakov notò che l'uomo aveva delle macchie di sangue sul lobo dell'orecchio e sulla guancia, e il dito della mano destra fasciato.
Fu controllato l'alibi di Chikatilo il 14 maggio 1988, il giorno in cui una delle vittime, Alyosha Voronka, fu trovata uccisa nella città di Ilovaisk, e ne risultò che il sospettato si trovava nella stessa città, venne quindi istituita una squadra per pedinarlo.
Martedì 20 novembre tre uomini si avvicinarono a lui e, identificatisi come agenti in borghese, perquisirono e scoprirono che, all'interno della valigetta che portava sempre con se, possedeva un barattolo di vaselina, una corda e un coltello, gli stessi oggetti trovati sei anni prima quando fu fermato, quindi lo arrestarono.
Una perquisizione nel suo appartamento fece rinvenire: 23 coltelli, una mazza e un paio di scarpe che risultarono essere le stesse che avevano lasciato l'impronta vicino al cadavere ritrovato a Krasny-Sulin nel 1988.
Rifiutandosi di confessare il 29 novembre, Kostoyev chiese l'aiuto dello psichiatra: il dottor Bukhanovsky, che assistette all'interrogatorio.
Il killer finalmente si decise a confessare, confessò ogni cosa: ammise di aver ucciso circa 53 vittime, diede indicazioni su dove trovare i cadaveri restanti, fornì ulteriori informazione sul modus operandi e sugli strumenti utilizzati; ammise, inoltre, l'eccitazione sessuale derivata dall'uccidere, dal mutilare e dal cibarsi dei corpi esanimi dei piccoli.
Il processo iniziò il 14 aprile 1992, la sentenza il 15 ottobre dello stesso anno, Chikatilo fu ritenuto colpevole di aver commesso 53 omicidi e condannato a morte.
Sedici mesi dopo, il 14 febbraio del 1994, fu giustiziato tramite fucilazione.
La discrepanza tra il sangue e lo sperma rimane tutt'oggi un mistero.