Alle quattro del mattino del 23 luglio gli infermieri trovarono Vincenzo Verzeni penzolante contro il muro, era nudo e con le ciabatte, appeso per il collo a una fune attaccata all'inferriata della finestra. Gli infermieri cercano di soccorrerlo tagliando la fune ma, anche il medico chiamato e sopraggiunto, possono soltanto constatarne l'avvenuto decesso [... Così praticamente si andava a concludere l'articolo precedente sulla vita di Vincenzo Verzeni]

Questo fino ad oggi era stato l'epilogo della storia del vampiro della bergamasca... Fino ad oggi.
Durante le riprese e le ricerche necessarie per un servizio su Vincenzo Verzeni, Mirko Cocco e Michele Pinna si sono recati a Bottanuco ed hanno notato alcune cose inquietanti.
Prima di tutto i numeri civici delle case, secondo gli atti processuali, non corrispondono a quelli attuali: tant'è che non esiste più il numero civico presso il quale abitava il Verzeni.
Stranamente vi è una casa, l'ultima della strada, che corrisponde perfettamente ai resoconti del processo, e che oggi ha un civico completamente diverso.
In paese nessuno aveva mai sentito parlare del serial killer definito "lo strangolatore di donne" o "il vampiro della bergamasca" o "lo squartatore di
donne", insomma, l'oblio più totale, fatto ben bizzarro considerato il paese non certo di enormi dimensioni e che sono passati soltanto cento anni da quei fatti sanguinosi.
Presso l'anagrafe l'impiegato, il signor Verzeni (!) fornisce copia dell'atto di morte: il nr. 87 che certifica la morte di Vincenzo Verzeni in Bottanuco per cause naturali alle ore 15,35 del 31.12.1918.
La cosa suscita qualche perplessità, l'anno era ben differente dal 1874, definire "morte naturale" un suicidio e non in Bottanuco ma nel manicomio
criminale Senavra di Milano, non è proprio la stessa cosa. Poteva essere una "singolare" omonimia?
Mirko e Michele, ormai incuriositi cercano tracce e prove, si recano fino alla sede dell'Eco di Bergamo e qui esaminando in archivio i vecchi testi trovano l'edizione datata mercoledì - giovedì 3 - 4 Dicembre 1902 che riporta il seguente articolo:

Per l'uscita di Verzeni dall'ergastolo. - Da Bergamo si scrivono le seguenti notizie ad un giornale di Milano, notizie che da assunte informazioni ci risultano vere: La popolazione di Bottanuco è terrorizzata al pensiero che Vincenzo Verzeni, lo squartatore di donne, ha quasi ormai finita l'espiazione della pena, che dall'ergastolo, fu convertita in 30 anni di reclusione.
Il lugubre ricordo delle gesta sanguinose del Verzeni è ancora vivo in Bottanuco e nei paesi circostanti....


Successivamente si è scoperto che l'episodio del tentato suicidio presso il Senavra accadde realmente ma il Verzeni fu salvato in extremis e, proprio in virtù di questo, egli fu "dimesso" dal manicomio criminale, dove evidentemente non vi erano speranze di miglioramenti e deportato presso il carcere di Civitavecchia dove, scontò il resto della pena.
Secondo poi l'introduzione del nuovo ordinamento penale il carcere a vita al quale era stato condannato veniva a trasformarsi in 30 anni.
Una volta rilasciato tornò a vivere proprio a Bottanuco dove si spense, effettivamente per morte naturale il trentuno dicembre del 1918 alle ore 15,35.
Da questo possiamo dire che il Vampiro della Bergamasca fu un "non-morto" e visse veramente due volte.