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Saphir e l'ultimo album degli Ataraxia, l'ennesimo che riconferma il loro stile e le loro scelte. Scelte interessanti ma forse un po' pretestuose in quanto le loro canzoni (e Saphir non fa eccezione) sembrano sempre mancanti di qualcosa, di una certa omogeneità del tutto.
Il loro genere spazia dal gotico al neoclassico ed è una continua ricerca della perfetta armonia tra le diverse parti musicali: la voce femminile che richiama lo stile dei trovatori con influenze mediterranee; gli arpeggi della chitarra classica; la tastiera, che omaggia il maestro Erik Satie. Ricerca della perfezione alla quale però sembra manchi ancora qualche passo.
Gli Ataraxia sono sulla scena da più di un decennio e hanno ampliato e consolidato il loro patrimonio di conoscenze. Ogni canzone riscopre qualche sfaccettatura recondita della storia della musica. La loro tecnica, inoltre, è ai più alti livelli. In particolare con Saphir le loro canzoni riscoprono timbri e melodie iberiche. E' sempre una sorpresa ascoltarli, in qualche modo una specie di esplorazione geografica, oltre che storica della musica europea dagli albori a oggi.
Fehrazin
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