Professionalmente registrato e presentato, questo primo lavoro dei SavinGraces abbonda in potenza e convinzione e, direi anche, per capacità esecutive, a tratti tanto innovative, da mostrare come anche nei patri lidi ci siano gruppi che tengono viva la fiamma del vero metal e sanno fare bene il loro mestiere. I SavinGraces sono certamente da annoverare tra le speranze della scena futura.
A farla da protagonista assoluta è la velocità di esecuzione, cui si aggiunge, però, un più significativo impiego delle tastiere che donano un respiro sinfonico all’ imponente muro di suono che la band edifica attorno ad ognuno dei 5 brani di cui si compone questa prima uscita. Scorribande ritmiche di chitarra, basso, batteria e la presenza di una tastiera sublime sono dunque il marchio di fabbrica del SavinGraces’s sound: massiccio, grintoso ed energico. L’ avvio vibrante dell’ opener Vortex ci regala sin dalle prime note un brano ruvido, quasi sincopato: heavy roccioso, infarcito di molti cambi di ritmo che mettono dentro una buona dose di cattiveria. Tra tempi serratissimi, espressi con tutta la carica fisica di due chitarre e di una sezione ritmica potente e precisa, il cantante Claudio Biagini infila le sue mazzate gutturali su limacciose scalfiture black. La voce cavernosa fa gioco con gli splendidi assoli virtuosi di chitarra e le inaspettate e polimorfe variazioni di ritmo, che sorprendono ogni volta piacevolmente, avendo il pregio di non annoiare mai . Altra bellissima traccia: Subhuman race, caratterizzata da ritmiche concitate e convulse e da un vortice di riff pesanti interrotti dalla gelida atmosfera data dalla tastiera di Daniela Calugi. E proprio la tastiera dà un tocco tutto particolare ai due brani successivi. Gli arrangiamenti molto evocativi creano un sottofondo oscuro in Rebel, brano dall’ inizio lento che lasca davanti agli occhi insanguinati dell’ ascoltatore uno spettacolo di inconsolabile disperazione, mentre su In vain cala come un cupo assalto, acuito dalle durissime bordate della chitarra. Bellissimo l’ effetto ricercato e creato in questo brano, dove la keyboard troneggia, gettando ombre inquiete e spettrali e aprendo la composizione a lunghi, cadenzati e funerei bui. Infine, chiude il CD Youth gone by, un brano incalzante che gira intorno a percussioni ossessive che sono un vero raid teppistico per le orecchie . Incisivo lo spaccato vocale che si inserisce tra le chitarre esplosive.
In totale, cinque brani che da soli servono a far capire quanto promettente sia questa band, in cui alberga lo spirito più brado e non addomesticabile del metal.
Dunque, se siete amanti dei suoni crudi, potenti e originali, fatevi avanti: questa è quella che si dice un’ occasione da non perdere!


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